giovedì 9 giugno 2011

Festa della Repubblica- Il discorso di Smuraglia Presidente Anpi


2 giugno  - Festa della Repubblica  e della Costituzione



Prima di tutto, un saluto ai milanesi, con i quali  - in questi giorni - ci siamo visti piuttosto spesso e sempre in allegria.
Ma subìto dopo voglio inviare un caldissimo saluto ai tanti - dellANPI e della CGIL,  soprattutto  -  che  sono  venuti  da  altre  Regioni,  spesso  lontane,  per partecipare a questa festa e per riflettere con noi sulle prospettive. A loro, un saluto ed un grazie particolare.
Abbiamo avuto finalmente un grande giorno, non solo qui ma in tutta Italia. Avevamo recepito segnali, creato occasioni, cercato di collegare, ma ci voleva un momento di sintesi. Ed è  stato bellissimo. Grandiosa la festa, grandioso lentusiasmo, grandiosa la felicità che sprizzava dai centomila in Piazza Duomo, che esprimevano gioia, volontà di riscatto, speranza, mescolata a certezza. Ed è stato magnifico il saluto allANPI; al solo pronunciarne il nome, un applauso imponente e poi alto, spontaneo, gioioso, il canto di Bella ciao; è una canzone a noi cara, da sempre, ma cantata da centomila persone è apparsa ancora più bella e emozionante. Un momento indimenticabile, lo assicuro a chi non cera, un momento, per tutti, di gioia e commozione al tempo stesso.
Oggi, la festa non è finita, ma è unaltra cosa; oggi ripetiamo, insieme, undici associazioni, promotrici, ma con tante e significative adesioni, di Associazioni e di  singole  personalità,      la       manifestazione             dello                             scorso                anno,   con   cui festeggiammo insieme Repubblica e Costituzione. Festeggiare, per noi, non vuol  dire  solo  festa nel  senso  classico  della  parola,  ma  significa  anche riflettere, fare un bilancio, valutare le prospettive.
Una Repubblica che spesso appare a rischio, nei suoi fondamenti, nelle sue strutture,  perché  la Repubblica è fatta di regole, di istituzioni, di un sistema organizzativo, ma è fatta di princìpi e di valori prima di tutto.
E questa Repubblica è scaduta ad un livello sempre più basso; gli scandali non solo privati del Presidente del Consiglio, larroganza del potere, il trasformismo in  Parlamento, quale non si  ricordava dagli inizi  del 900,  al livello  di una compravendita e della mancanza totale di coscienza morale, lattacco reiterato e continuato, sempre più aspro, alle istituzioni di  garanzia, alla Magistratura, alla  Corte  Costituzionale,  al  Presidente  della  Repubblica   (anche  se,  per





questultimo,  in  forme  più  insinuanti,  come  non  rispondere  ai  suoi  accorati appelli  o   mostrare  ossequio  e  poi  non  tenerne  alcun  conto),  soprattutto lostinato disprezzo delle regole; e la caduta di ogni dignità anche allestero (chi non ricorda, da ultimo, lapproccio lamentoso del Presidente della Repubblica  a Obama e al Presidente russo, al G8?; io mi sono sinceramente vergognato per lui e per il nostro Paese), limpossibilità del confronto, il vuoto  legislativo, le Camere ridotte ad esecutrici dellagenda dettata dalla maggioranza, sottoposta ad una sequenza di decreti legge e provvedimenti omnibus, nonché a continue votazioni di fiducia, mentre il Paese, il Paese reale, brucia.
Che ne è di una Repubblica democratica quando escono dati come quelli dellIstat, che descrivono una condizione femminile, una condizione di giovani e meno  giovani,  senza  lavoro  o  con  lavoro  precario?  Soprattutto  quando  ci parlano di 2 milioni di persone, tra i 18 e i 30 anni, che non solo non lavorano, ma hanno perso ogni speranza e non cercano neppure più lavoro. Che ne è di una Repubblica democratica quando, a tutti questi diseredati, resta solo larte di arrangiarsi?
E in più, manifestazioni aperte di razzismo e di disuguaglianza, manifestazioni continue  di  fascismo  e  nazifascismo,  che  sfidano  apertamente  il  carattere democratico che dovrebbe avere questa Repubblica.
E non  va meglio,  per quanto riguarda    la Costituzione. Non  sono  solo gli attacchi a questa o quella norma, i progetti di riforma epocali, i disegni di legge depositati in Parlamento ma pronti a spiccare il volo alla prima occasione. E non mi stancherò mai di ripetere che ciò a cui bisogna porre attenzione non sono solo  le  proposte  di  modifica,   che   spesso  sono  soltanto  “manifesti,  o dichiarazioni di intenti”, ma le violazioni  silenziose, il disprezzo più o meno evidente per i princìpi e i valori, labitudine di  disattendere, nei fatti, il dettato costituzionale. Penso agli accordi Fiat ed alle decisioni di Marchionne a fronte dellart.  41  della  Costituzione,  che  vuole  il  rispetto  della  libertà,  dignità  e sicurezza della persona e richiama limprenditore privato al concetto di utilità sociale.  Penso  agli  applausi  che  salutano  nellassemblea  degli  industriali lamministratore  delegato della Thyssen, condannato per lomicidio, fra atroci sofferenze, di otto persone; applauso a cui si accompagna un giudizio ancora peggiore,  secondo  il  quale  certe   sentenze  impediscono  che  gli  stranieri





vengano ad investire in Italia. Che significa non avere rispetto non solo per le regole  della  sicurezza,  ma  neppure  per  la  morte  di  alcuni  lavoratori  e  la distruzione della vita di tante famiglie.
E colpisce un Parlamento in cui è solo il Governo che impone le priori, suona ladunata quando cè una legge che ritiene utile ai suoi interessi e mercanteggia i voti.
In questo sta lo svilimento della Costituzione, la sua negazione nei fatti; co come lo è il decadimento della scuola pubblica, dello spettacolo, della cultura, dellarte; e come lo è la mancanza di prospettive e di speranze per i giovani, la negazione della libertà e indipendenza dellinformazione.
Certo, questo quadro ha avuto e sta avendo alcune correzioni; ci sono    - lo abbiamo  già  detto       - segni di riscossa; lindifferenza sembra sfumare sullo sfondo   ;   molti   cittadini                acquistano  consapevolezza      della                        situazione           e cominciano non solo a gridare basta, ma a dimostrare con fatti ed azioni precise che  considerano superato il limite della tolleranza. In altre parole, più semplici, non se ne può  più;  e cè gran voglia di reagire, di farsi sentire, di tornare ad essere protagonisti, in nome della Costituzione e della democrazia.
E si colgono segni concreti. Mezza Italia che vive in modo nuovo, città che parevano  condannate al malgoverno e improvvisamente si riscattano; Milano che vede tornare al governo della città le forze democratiche dopo ben diciotto anni; Napoli che rivela un improvviso e importante desiderio di legali, e co Novara, Trieste, Cagliari; e qui da noi Rho, Desio e perfino Arcore, la tana del lupo che si apre alla democrazia.
Segnali che ci fanno gioire, ma che non devono creare illusioni.

Prima di tutto, perché se la destra deve fare serie riflessioni sulla sconfitta, lopposizione e il centro sinistra non possono fare a meno di riflettere sui propri errori e sulle proprie debolezze.
Guai se non lo facessero, nel momento in cui è necessario andare avanti, consolidare i successi, trasformandoli in vittoria politica, che lasci il segno non solo a livello locale e nelle  situazioni locali, ma al centro, in Parlamento, nel Governo.
Una riflessione che deve avere, a mio parere, due obiettivi:





- Il primo, lunità di tutte le forze democratiche e antifasciste; so che è difficile, ma io non mi  riferisco ad un fenomeno organico, ma ad unalleanza che rispetti le singole autonomie, ma ne cerchi i punti in comune, li faccia sentire e sia capace di esprimerli ai cittadini, che sono stanchi di diatribe e vogliono unità di intenti, collaborazione, sforzo comune. Con  questa manifestazione diamo   un           piccolo             esempio,     perché  essa     nasce              dallintesa      di                undici associazioni  ed  abbiano  il  dovere,  di  anno  in  anno,   di   estenderla  e rafforzarla; ma essa deve avere riflessi non solo nelle grandi occasioni, ma nella  stessa  vita  quotidiana,  di  fronte  ai  singoli  problemi  ed  assumere carattere di continuità.
- Il secondo, implica lo sforzo di creare e rendere evidente lalternativa; bisogna cioè riuscire a  contrapporre a chi vuole condurci verso loscuri, verso il populismo e lautoritarismo e verso il degrado, la forza della democrazia, un progetto  visibile,  una  linea  su  cui  si  possa  intravvedere  il  futuro,  senza deviazioni e tenendo ferma la barra della dignità e dellequi.
Questo è il punto più delicato, perché il difetto di una vera progettualità è tangibile  e  visibile  per chiunque. Ma  senza  di esso, si resta fermi nella protesta e basta. Ci sono modelli alternativi rispetto ai ricatti di Marchionne? Certamente si, ma bisogna svilupparli, costruirli e metterli in campo. Ci sono possibili modelli di sviluppo, in un Paese stanco e immobile, senza sviluppo e senza lavoro? Certamente, sì, ma bisogna smettere di  piangersi addosso invece  di  confrontarsi  a  fondo  sui  problemi  concreti;  bisogna  riflettere, bisogna costruire, con lapporto di tutti, e dimostrare ai cittadini che non siamo condannati al degrado, che la soluzione cè ed esiste chi è pronto a portarla avanti.
Cè un modo diverso di vivere la politica, fondandosi sulla morale e sulla correttezza?  Certamente si. Ma è ora, finalmente, non di predicarlo, ma di mostrare concretamente come si deve agire, nella vita comune ed in quella politica, corrispondendo a criteri di profonda etici.
Ecco, queste sono le linee che dobbiamo indicare anche in un   giorno di festa, se vogliamo che essa continui  e  si trasformi in una nuova fase della vita del Paese.





Con  un  ultimo  avvertimento. Se  fino  a qualche  giorno  fa,  cercavamo  di astenerci  da  previsioni  sullesito  del  voto  se  non  altro  per  scaramanzia, adesso bisogna convincersi che non abbiamo ancora superato le difficol, insomma  non  abbiamo  ancora  vinto  definitivamente  e  dobbiamo                                                                             fare attenzione  ai  colpi  di  coda.  Il  gigante  atterrato  può  rialzarsi  e  colpire duramente,  anche per vendetta; il desiderio di rivincita può produrre effetti devastanti.
E non basta: lapertura di una sede di Casa Pound a Milano, in una zona come Quarto Oggiaro, non può che destare serie preoccupazioni, facendoci convinti  che  occorre  più  che  mai  battere  ogni  rigurgito  di  fascismo  e nazifascismo, purtroppo sempre in agguato.
Bisogna sapere tutto questo ed essere preparati. Insomma, come in un film Western, bisogna fare festa, ma bisogna lasciare al loro posto le sentinelle e tenere gli occhi aperti; e dopo la festa, lavorare.
Chi ne volesse una prova, dovrebbe riflettere su ciò che è avvenuto due giorni fa, nella Commissione difesa della Camera. Mentre tutti pensavano al voto  e  commentavano  i  risultati,  in  Commissione  difesa  la  maggioranza portava  avanti  e  concludeva  un   disegno  di  legge,  per  alcuni  aspetti, vergognoso, perché nel disciplinare le associazioni  di interesse delle forze armate, non solo pretende la loro totale apolitici, non solo le pone sotto un penetrante controllo del Ministero della difesa, ma equipara tutti i combattenti e  dunque anche quelli che combatterono con la Repubblica di Salò. E un progetto ricorrente, che abbiamo sempre avversato e che ora è stato posto alla  ribalta  proprio  in  un  giorno  di  diffusa  distrazione,  respingendo  ogni tentativo di modifica e perfino gli  emendamenti e un disegno di legge in materia, proposto dallopposizione.
Il fatto è di una gravità inaudita, e bisognerà impegnarsi, da adesso fino al momento in  cui arriverà allesame dellAssemblea di Montecitorio, perché esso venga profondamente e radicalmente cambiato. Chiediamo limpegno di tutte le organizzazioni dei combattenti per la liber, delle forze democratiche, in Parlamento e fuori, nonché lappoggio dei cittadini; e mobiliteremo i nostri iscritti perché facciano sentire la loro voce ed impediscano questo sconcio, che nega ed offende la nostra storia, la Resistenza e i Caduti per la liber.





Può darsi che qualcuno trovi che  è presto per tutto questo ragionamento e che adesso bisogna godersi la festa. Ma la nostra proposta non è quella di non gioire e festeggiare,  ma quella semmai di restare vigilanti, di non sedersi  sugli  allori  e  convincersi  che  cè  ancora  un  lungo  cammino  da percorrere. Sta a noi accelerarlo, sta a noi  trasformare la riscossa di un momento in una vera e definitiva vittoria, sta a noi  risollevare il Paese dal degrado e dalla rovina, per tornare alla Costituzione, ai princìpi, ai valori, alla democrazia, alla libertà, insomma per costruire unItalia diversa, quale la volle  la Resistenza, unItalia serena e felice, fatta di sviluppo, di lavoro, di cultura,  di  buona scuola,  di  ricerca,  di  convivenza                                     civile,                                                           contro  le disuguaglianze  e  il  razzismo.  Insomma,  bisogna  provocare  una  scelta definitiva tra lItalia dei poteri forti, dei prepotenti, dei furbetti, degli immorali e lItalia dellUni, della democrazia e dellantifascismo. Siamo qui per questa Italia, nel 150 anniversario della sua Unità; facciamola crescere, facciamola diventare adulta e democratica, per noi e per i nostri figli, per i nostri nipoti, soprattutto per un avvenire migliore.
E poiché abbiamo alle porte unaltra prova importante, della quale avevano tentato di privarci, i referendum, cogliamo loccasione, dimostrando prima di tutto che vogliamo esercitare questo diritto fondamentale della democrazia, andando tutti a votare; in secondo luogo, votando SI a tutti i quesiti (nucleare, acqua, legittimo impedimento), perché si tratta di  decidere, in definitiva, su beni comuni, che riguardano la nostra vita e il nostro futuro e sul principio di uguaglianza, che è il fondamento della democrazia. Tutti alle urne, dunque, il
12 e il 13 giugno. Cè stato, anni fa, qualcuno che ha invitato i cittadini in simili  occasioni   ad andare al mare. Quell’appello, ingiusto e contrario al dovere di un uomo di Stato, non gli portò fortuna. Dimostriamo anche oggi che vogliamo essere padroni del nostro destino ed esercitare un diritto che la Costituzione  ci  riconosce,  ma  che  in  qualche  modo  è  anche  un  dovere morale quando si tratta di beni comuni e di problemi che  attengono alla persona nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Ma si tratta, soprattutto, di dare una prova definitiva di un fatto che certo non piacerà a chi ci governa, che cioè siamo ormai in cammino e non intendiamo fermarci: un cammino che conduce verso unItalia p civile, più democratica,





più  antifascista,  fondata  sulle  regole  ed  i  princìpi  di  una  Costituzione conquistata col sangue dei combattenti per la liber.


Carlo Smuraglia

Presidente Nazionale ANPI

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