mercoledì 13 aprile 2011

Invito pranzo 25 Aprile 2011 per la Festa della Liberazione

giovedì 7 aprile 2011

L'ANPI di Santarcangelo di Romagna organizza per i giorni 9-10-11 di settembe un viaggio a Mauthausen.

                                         http://passauwien.altervista.org/1/mitterkirchen.htm


L'ANPI di Santarcangelo di Romagna organizza per i giorni 9-10-11 di settembe un viaggio a Mauthausen.

Di seguito tutte le informazioni sul viaggio e le istruzioni per iscriversi.
Informazioni: Sig. Zamagna Nicola tel. 331 6458503

Salisburgo e Steyr  09 – 10 – 11 settembre 2011

PROGRAMMA IN AUTOBUS GT:

1° giorno – venerdì 09 settembre 2011 – Santarcangelo di R. / Salisburgo / Steyr.

Ore 04.30 ritrovo dei partecipanti alla gita nel luogo convenuto, sistemazione in
Autobus GT e partenza per l’ Austria via autostrada Bologna /   Padova / Venezia / Udine / Tarvisio. Soste lungo il percorso per ristori e pranzo libero.
Arrivo a Salisburgo, incontro con la guida e vistita alla città.

Salisburgo è Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. È una città conosciuta nel mondo per la sua architettura barocca italianeggiante, per il suo rapporto con la musica, diede i natali a W.A. Mozart ed è ancora oggi sede di grandi manifestazioni musicali. La città è situata sulle rive del fiume Salzach ai confini settentrionali delle Alpi. Le cime dei monti a sud della città contrastano inoltre con le dolci pianure del nord. Il massiccio alpino più vicino, l'Untersberg (1972 m), è a pochi km dal centro cittadino. Il centro cittadino, chiamato la "Città Vecchia", è dominato dalle torri e dalle cupole barocche delle chiese e dai fastosi palazzi, progettati da architetti anche italiani su commissione di alcuni principi-vescovi nel XVII secolo. Salisburgo è circondata, anche se sarebbe meglio dire che è stata costruita nell'avvallamento, da due piccole montagne, il Kapuzinerberg e il Mönchsberg. Su quest'ultima è stata costruita un'imponente fortezza (Hohensalzburg) in pietra bianca, cinta da grossi bastioni. Questa fortezza, in cui si rifugiavano i vescovi in tempi di pericolo, per lungo tempo è risultata inespugnabile. Oggi vi si può accedere a piedi o mediante una funicolare.

Partenza per Steyr. Arrivo, sistemazione in hotel nelle camere riservate.
Cena e pernottamento.

2° giorno – sabato 10 settembre 2011 – Mauthausen / Steyr.

Prima colazione e cena in hotel.
Al mattino visita guidata al Campo di concentramento di Mauthausen.

Mauthausen (dall'estate 1940, Mauthausen-Gusen) è il nome dato ad un gruppo di quarantanove campi e sottocampi di concentramento nazisti situati nei pressi della piccola cittadina di Mauthausen nell'Alta Austria, a circa 20 chilometri ad est di Linz. Il campo principale venne aperto l'8 agosto 1938 e fu posto sotto il comando di Franz Ziereis fino alla liberazione, avvenuta il 5 maggio 1945 da parte del 41° Squadrone di ricognizione dell'11ª Divisione corazzata statunitense. Come altri campi di concentramento, Mauthausen venne utilizzato come campo di sterminio da attuarsi attraverso il lavoro forzato e il denutrimento per intellettuali, persone e membri delle diverse classi sociali dei paesi che la Germania nazista occupò durante la seconda guerra mondiale. Mauthausen fu l'unico campo di concentramento[1] classificato Lagerstufe III («Lager di III livello») destinato, secondo una circolare inviata il 2 gennaio 1941 da Reinhard Heydrich ai lager dipendenti, a «detenuti contro i quali sono state mosse gravi accuse, in particolare coloro che abbiano subito condanne penali e nel contempo debbano considerarsi asociali cioè virtualmente impossibili da rieducare [...]».[2]
Fino all'inizio del 1940 la maggior parte degli internati erano rappresentati da socialisti, omosessuali e rom tedeschi; però a partire da quella data iniziarono ad essere trasferiti a Mauthausen-Gusen anche un gran numero di polacchi, essenzialmente artisti, scienziati, esponenti dello scautismo, insegnanti e professori universitari. Tra l'estate 1940 e la fine 1941 più di 7.000 Repubblicani spagnoli vennero trasferiti dai campi destinati ai prigionieri di guerra. Alla fine del 1941 fu invece la volta dei prigionieri di guerra sovietici: il primo gruppo venne immediatamente soppresso nelle camere a gas appena installate. Precedentemente i prigionieri venivano trasferiti al Castello di Hartheim, un centro della Aktion T4 dove le camere a gas operavano dal 1940. Nel 1944 giunsero un gran numero di ebrei ungheresi e olandesi, molti dei quali morirono ben presto a causa del duro lavoro e delle pessime condizioni di vita, oppure ancora perché costretti a gettarsi dai dirupi delle cave di Mauthausen (soprannominati il muro dei paracadutisti - vedi I 186 gradini - Mauthausen - dalle guardie delle SS). Durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale più di 20.000 prigionieri provenienti dagli altri campi di concentramento evacuati vennero trasferiti nel complesso di Mauthausen.
Dopo la liberazione alleata il controllo del campo passò quasi subito dalle mani statunitensi a quelle sovietiche (l'Austria sarà infatti divisa in sfere d'influenza, analogamente alla Germania, fino al 1955) che ne fecero per un breve periodo anche una caserma prima di riconsegnarlo alle autorità austriache, il 20 giugno 1947, dietro la garanzia di farne un luogo di commemorazione. Dal 1949 il campo divenne quindi "Monumento pubblico di Mauthausen", sorsero i primi monumenti commemorativi e fu reso accessibile al pubblico.

Pranzo libero
Nel pomeriggio visita con guida alla città di Steyr.

Steyr, definita “città romantica”, dalla storia millenaria, è un vero gioiello di antica architettura urbana, situata alla confluenza dei fiumi Enns e Steyr, proprio nel cuore della strada romantica austriaca fra Salisburgo e  Vienna. Possiede una delle pia zze più belle d’Europa dove si allineano armoniosamente i bellissimi edifici storici delle varie epoche e al suo centro troneggia il “Bummerlhaus” del 1450 in stile gotico, il simbolo della città.
Oggi Steyr si presenta come simbiosi armoniosa fra un passato ricco di tradizioni ed un presente dinamico.

Rientro in hotel. Pernottamento.

3° giorno – domenica 11 settembre 2011 – Steyr / Santarcangelo di R..

Prima colazione in hotel. Ore 09.00 sistemazione in autobus e partenza per il ritorno con soste lungo il percorso per ristori e pranzo libero con spuntino offerto dall’associazione.
Arrivo a Santarcangelo di R. previsto per le ore 20.00 ca.
      
*   *   *   *   *

Quota di partecipazione…… Euro 285,00
Supplemento camera singola Euro 54,00

La quota comprende:

- Trasporto in autobus GT (con bagno) per l’itinerario come da programma con l’ausilio di nr. 2 autisti.
- Sistemazione in Hotel cat. 4 stelle a Steyr in camere a 2/3 letti con servizi privati.
- Trattamento di mezza pensione dalla cena del 1° giorno alla 1° colazione del 3° giorno.
- Bevande incluse a tutti i pasti (1/4 vino + ½ acqua minerale).
- Visita con guida alla città di Salisburgo (1/2 giornata).
- Visita con guida al Campo di concentramento di Mauthausen (1/2 giornata).
- Visita con guida alla città di Steyr (1/2 giornata).
- Ingresso al Campo di concentramento di Mauthausen.
- Tasse di soggiorno.
- Assicurazione medica “Elvia Interassistance”.
- Pedaggi autostradali, Iva, percentuali di servizio.
- spuntino offerto dall’Associazione A.N.P.I. durante il viaggio di ritorno.

La quota non comprende:

Mance ed extras personali in genere, tutto quanto non espressamente indicato in programma.

Documenti:   

E’ indispensabile essere in possesso di carta di identità valida per l’espatrio.



Prenotazioni:

Le prenotazioni si ricevono entro il 07 maggio 2011, fino ad esaurimento della disponibilità, presso

l’ Agenzia Acerboli Viaggi a Santarcangelo tel. 0541 621351 previo versamento di un acconto di Euro

85,00. Il saldo andrà versato entro il 06 agosto 2011.

All’atto del versamento dell’acconto, verrà assegnato il numero di poltrona sull’autobus.

Il ns. albergo: Romantik Hotel Minichmayr (4 stelle) - www.hotel-minichmayr.at 

L’hotel Minichmayr si trova nel punto più caratteristico del centro storico di Steyr, direttamente alla confluenza dei fiumi Enns e Steyr, con una vista panoramica unica. Dispone di camere e suite in stile Biedermeier moderno che garantiscono agli ospiti il massimo comfort e nei ristoranti panoramici e nella accogliente sala degli “zatterieri”, con intagli lavorati a mano, Vi aspettano una cucina rinomata ed una calda  ospitalità. E’ presente inoltre un bar “Art Nouveau”, un romantico giardino, un moderno centro congressi e un nuovo panoramico Centro Benessere per  garantire il massimo relax.

    
     Organizzazione tecnica:
Acerboli Viaggi   via Ugo Braschi, 40/b -  47822 Santarcangelo di R. (Rn) - tel. 0541 621351

A.N.P.I. RIMINI
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Sezione di Rimini
Via IV Novembre 21
47921 Rimini (RN) Italia

Contatti:
tel - fax 054122749
e-mail partigianirimini@yahoo.it
skype anpi.rimini
web http://www.anpi.rimini.it
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twitter https://twitter.com/anpirimini

mercoledì 6 aprile 2011

ORDINI DEL GIORNO DEL COMITATO PROVINCIALE DELL'ANPI DI PERUGIA AL XV° CONGRESSO NAZIONALE ANPI A TORINO MARZO 2011


           Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
COMITATO PROVINCIALE di PERUGIA



ORDINE DEL GIORNO n°1 al XV Congresso

Il Congresso provinciale appoggia la campagna referendaria
   1. contro la privatizzazione del servizio idrico, perché l’acqua è un bene comune e non può essere privatizzata e quindi le condotte non possono essere di proprietà privata,
   2. contro la sopratassa sulla tariffa del servizio idrico, perché l’acqua, essendo un bene unico, assoluto e non alternativo, non può divenire fonte di profitti privati e pubblici,
   3. contro lo scudo processuale a favore del Presidente del Consiglio e dei Ministri, perché tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, anche durante il mandato governativo,
   4. per la cancellazione delle norme che prevedono il ritorno del nucleare in Italia con i relativi investimenti, perché implica pericolo alla salute della presente e delle prossime generazioni e monopolio privato  e di pochi dell’energia.
Pertanto indica di votare SI ai 4 quesiti del referendum che si terrà il prossimo 12 giugno 2011





ORDINE DEL GIORNO n°2 al XV Congresso

Il Congresso provinciale invoca il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione e la fine delle missioni di pace effettuate con le armi, quando possono e devono essere portate avanti con metodi non violenti, inviando, al posto dell’Esercito, la Protezione Civile, la Croce Rossa, Emergency e le altre ONG (Organizzazioni non governative), le quali con le loro opere, stanno dimostrando sul campo che gli interventi di sostegno umanitari sono praticabili ed efficaci, perché “ l’Italia ripudia la guerra come strumento di soluzione dei conflitti fra i popoli”








           Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
COMITATO PROVINCIALE di PERUGIA



ORDINE DEL GIORNO n°3 al XV Congresso

Il Congresso provinciale, considerate le difficoltà economiche nelle quali si trova il Museo della Liberazione di VIA TASSO a Roma, prodotte dai pesanti tagli del governo di destra, invita l’ANPI Nazionale a promuovere, per mezzo dei Comitati Provinciali, una sottoscrizione in tutta Italia e a sollecitare le Istituzioni locali - Regioni, Provincie, Comuni – affinché adottino questo luogo storico, ove furono detenuti e torturati dalle SS tedesche e dai fascisti italiani oltre 2000 antifascisti, che è divenuto simbolo nazionale della Resistenza.
Per attuare l’iniziativa, si invita ad aprire un coordinamento centrale.


ORDINE DEL GIORNO n°4 al XV Congresso

Il Congresso provinciale e i Partigiani viventi condannano e rigettano la definizione di “guerra civile” che da più parti purtroppo viene data alla Resistenza, e riaffermano con vigore e con orgoglio  che la Resistenza è stata “Guerra di Liberazione” del suolo Italiano dall’invasione tedesca e dalle nefande e dolorose ideologie del nazismo e del fascismo. Rendendo onore ai 45.000 Partigiani morti e a tutti coloro che si sono opposti al nazifascismo, richiamano il Comandante Bulow quando diceva “Noi abbiamo combattuto assieme per conquistare la libertà di tutti: per chi c’era e per chi non c’era e anche per chi era contro”


ORDINE DEL GIORNO n°5 al XV Congresso

Il Congresso provinciale disapprova gli attacchi che il Governo porta alla autonomia e alla indipendenza della Magistratura e condanna le modifiche della Costituzione che sono in agenda parlamentare, perché creano estrema eversione e minano alle fondamenta la convivenza civile, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’impianto democratico instaurato dall’Assemblea Costituente.
L’ANPI impegna tutte le sue strutture per riaffermare questi principi e si affianca alla Associazione Nazionale Magistrati, che sta difendendo e salvaguardando il livello di civiltà e democrazia del Popolo Italiano, conseguito con la Resistenza.


Relazione del Presidente Raimondo Ricci per il Comitato nazionale ANPI del 18 giugno 2010












IL PRESIDENTE

Relazione del Presidente Raimondo Ricci per il Comitato nazionale ANPI del 18 giugno 2010


Care compagne e cari compagni,

Il nostro Comitato Nazionale è chiamato, nell’attuale momento, ad assumere le determinazioni necessarie per la tenuta e lo svolgimento del XV Congresso Nazionale dell’ANPI. Ciò al fine di garantire, non soltanto l’adempimento di una scadenza statutaria, ma soprattutto l’intervento nella sempre più grave situazione politica che il nostro Paese sta attraversando. Il nostro intervento deve essere svolto secondo i modi e i contenuti che sono stati via via definiti e approfonditi dalla nostra associazione nella situazione politica data, al fine di svolgere la funzione di salvaguardia, di tutela e di attuazione dei valori e dei principi di cui l’ANPI è storicamente, e continua ad essere nel tempo, testimone e custode.
Ritengo preliminarmente utile, al fine di sottolineare la continuità e la coerenza dell’impegno associativo con il precedente nostro Congresso Nazionale svoltosi a Chianciano nel febbraio 2006, dare lettura delle parti essenziali del documento conclusivo approvato in quell’occasione. Il Congresso, attraverso il Documento Politico, approvato all’unanimità il 26 febbraio 2006:

[…] RICONOSCE che il Congresso cade in un tempo di grave crisi economica, politica e morale indotta nel Paese dalla volontà dell’attuale maggioranza parlamentare di destra di non affrontare i veri problemi della comunità, subordinandoli al soddisfacimento di interessi di parte;
DENUNCIA gli attacchi alla vita democratica del Paese, perpetrati attraverso la limitazione dell’autonomia della Magistratura, l’indebolimento dello stato sociale, la negazione del diritto alla qualità dello studio nella scuola pubblica, il condizionamento della informazione e del sistema televisivo […]
DENUNCIA, altresì, la minaccia di una vera e propria manomissione del regime democratico uscito dalla guerra di Liberazione e dalla Costituzione antifascista del 1948, di cui sono stati sovvertiti, nel loro contenuto politico di libertà, di uguaglianza, di partecipazione, di equilibrio e di garanzia, ben 55 articoli, con dirottamento del potere sui processi formativi delle leggi dalle Camere ad una nuova figura di Primo Ministro intoccabile, dilatandone smisuratamente i poteri ed affidandogli, addirittura, quello di sciogliere a suo piacimento le Camere, manomettendo gli equilibri e le funzioni di garanzia del Presidente della Repubblica, il quale viene espropriato delle sue funzioni più alte, con ulteriore intervento sulla natura e sulla formazione della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura al fine di affievolirne l’indipendenza e le funzioni di equilibrio e di garanzia;
RITIENE che i partiti democratici, i sindacati, l’associazionismo nelle sue varie articolazioni nella società, rappresentino elementi essenziali dello sviluppo della democrazia e invita, tali forze, ad assumere come prioritario l’impegno antifascista e ad una grande mobilitazione per vincere il confronto elettorale del prossimo 9 e 10 aprile 2006, il referendum sulla riforma costituzionale e per abrogare, successivamente ed immediatamente, tutte le leggi incostituzionali – e non soltanto quelle ad personam – con le quali la maggioranza di destra ha colpito ed offeso il nostro ordinamento giuridico positivo;
[…] RICONOSCE il valore delle modifiche statutarie degli articoli 5, 12, 23, 24 e 27 dello Statuto, al fine di consentire alle generazioni, che riconoscendosi nei valori della Resistenza e nella Costituzione hanno scelto di appartenere allo schieramento antifascista del Paese, anche se non hanno partecipato per ragioni di età alla guerra di Liberazione, di entrare, a pieno titolo, nell’ANPI per militarvi e per dirigerla con voto che consentirà a ciascuno di essi di eleggere o essere eletto ai livelli più elevati della organizzazione  dell’Associazione;
SOTTOLINEA, in particolare, i doveri che tutti gli iscritti dovranno adempiere, così come puntualmente descritti nell’articolo 2 dello Statuto dell’ANPI. Tali doveri riguardano la perpetuazione della memoria, la glorificazione dei Caduti, la promozione di studi d’intesa con gli istituti storici della Resistenza volti a mettere in rilievo il ruolo della Resistenza nella storia del 900, l’impegno culturale affinché i principi ispiratori della guerra di Liberazione siano riconosciuti quali elementi essenziali nella formazione delle nuove generazioni. Il tutto nella piena attuazione dei principi della Costituzione i cui valori sono fondamentali in assoluto per  le necessità del paese oggi e nei prossimi anni […].


Dobbiamo osservare che da quel documento non emerge soltanto, come già evidenziato, la continuità di un nostro impegno ma anche e soprattutto il perpetuarsi negli anni, ad opera dell’attuale maggioranza di governo, di una deriva antidemocratica – negatrice dei principi fondamentali e delle regole della nostra Costituzione – e di un sistema di potere autoritario, personale e populistico nei metodi della ricerca del consenso. Una deriva che ha già causato danni considerevoli per lo sviluppo e il progresso nazionale e tende sempre più a realizzare – come sottolineato anche da molte voci autorevoli della cultura – un vero e proprio mutamento di regime. Sono inaudita dimostrazione, sempre più chiara, di questa progressiva deriva gli attacchi che il Presidente del Consiglio in questi ultimi giorni ha esplicitamente vibrato alla Costituzione, definendo “un inferno” governare secondo le regole della carta Fondamentale. Nel suo discorso ha inoltre cercato di liquidare e di archiviare nel passato, come un prodotto “catto-comunista”, una costituzione nata dal consenso di tutte le parti politiche, dalla sinistra alla destra. Si tratta di dichiarazioni di fronte alle quali il popolo italiano dovrebbe mettersi in guardia per la difesa della democrazia e contro il rischio di un ritorno al passato più oscuro e negativo della nostra storia.
È con riferimento alla realtà sopra accennata che l’ANPI ha deciso di aprire ufficialmente le porte alla partecipazione attiva di tutti coloro che, pur non avendo partecipato direttamente alla Lotta di Liberazione nazionale, di essa tuttavia condividono le finalità, la preziosa eredità del mutamento da monarchia a repubblica della forma del nostro Stato e la condivisa elaborazione e approvazione della nostra Costituzione. Un’apertura rivolta particolarmente alle giovani generazioni che sempre più avvertono la necessità di attualizzare l’esperienza della Resistenza come punto di riferimento ideale per il presente e il futuro.
Alla luce di quanto sopra richiamato, il prossimo XV Congresso si svolgerà in una nuova realtà associativa, per molti aspetti diversa da quella dei congressi precedenti. Una realtà caratterizzata non dall’esaurirsi, per ragioni di età, degli iscritti e dei militanti, bensì da una crescita confortante di nuovi militanti antifascisti, accomunati dall’ansia di dare un contributo, il più possibile positivo e concreto, al fine di una sempre più ampia mobilitazione del nostro popolo per aprire una nuova fase politica, rispettosa della Costituzione e orientata alla sua piena attuazione che restituisca all’Italia la fiducia e le speranze strettamente connesse alla sua fondazione democratica.
La nuova e inedita situazione, nella quale la nostra associazione è chiamata ad intervenire secondo le forme definite e ribadite nelle più recenti riunioni del nostro Comitato Nazionale, impone di muoverci per ottenere risultati il più possibile efficaci, su due diverse ma in buona misura concorrenti linee.
La prima linea, più direttamente rivolta alla vita interna della nostra associazione, consiste nel rendere sempre più consapevoli i nostri giovani militanti del significato profondo della Lotta di Liberazione e quindi capaci di contribuire a sensibilizzare la maggior parte degli italiani riguardo al senso democratico della nostra storia; ciò deve essere realizzato attuando un’effettiva collaborazione, culturale e organizzativa, fra gli anziani che furono protagonisti della Resistenza e le nuove generazioni di antifascisti, nelle cui mani risiedono le possibilità di sviluppo democratico e civile per il presente e il futuro del nostro Paese. Un risultato che deve essere ottenuto anche mediante iniziative di formazione e momenti di stretta cooperazione con la rete degli istituti per la storia della Resistenza.
La seconda linea, rivolta per così dire verso l’esterno, consiste – come abbiamo più volte ribadito – nell’esercitare una funzione critica non solo nei confronti dell’attuale potere esecutivo, ma anche nei confronti delle forze di opposizione, al fine di realizzare una unità operativa ed un’opera di persuasione di tutti gli elettori, o quantomeno della loro grande maggioranza, perché partecipino alla preparazione di una sempre più necessaria nuova fase politica che includa una alternativa di governo.
Stiamo vivendo nel nostro Paese una vera e propria situazione di emergenza in rapida evoluzione che comporta esiti politici non facilmente prevedibili, i quali oscillano fra il rischio di un’ulteriore involuzione autoritaria e la prospettiva di un condiviso “ritorno alla ragione”. Non sono certamente soltanto le forze della nostra associazione che possono far pendere la bilancia della posto in gioco a favore di quest’ultima virtuosa soluzione, ma – di ciò occorre prendere piena consapevolezza da parte di tutte le forze positive – è attraverso uno sforzo comune e condiviso che questo obiettivo può essere raggiunto.
Il ruolo dei partiti politici di opposizione, delle istituzioni e di tutte le altre associazioni democratiche è fondamentale e insostituibile. Una volontà e un impegno comune devono concretarsi, e il riferimento, l’insegnamento che proviene dalla nostra storia può avere una funzione straordinariamente efficace, sia pure nelle mutate condizioni politiche rispetto al passato, per realizzare il bene dell’Italia.
Passando ai particolari compiti che spettano a questo Comitato Nazionale, le decisioni che esso è chiamato a prendere sono attualmente le seguenti.
- Il prossimo Congresso Nazionale si terrà a Torino. I sopraluoghi e i contatti che i componenti del Comitato Nazionale dell’area piemontese e la Segreteria nazionale hanno avuto in merito, per verificare se esistano le condizioni indispensabili alla realizzazione di tale scelta, sono stati positivi e in ordine ad essi hanno riferito la Segreteria nazionale (Marisa Ferro, Carla Argenton e Luciano Guerzoni) in collaborazione con Carla Nespolo e Gino Cattaneo.
- Occorre tracciare le linee organizzative per lo svolgimento dei congressi delle sezioni e dei comitati provinciali, avendo cura che la designazione, la conferma o il rinnovo delle compagne e dei compagni chiamati ad esercitare nelle varie strutture associative funzioni dirigenti, tengano conto della novità rappresentata dall’esigenza di collaborazione tra le generazioni a cui si è fatto precedentemente riferimento.
- È indispensabile intensificare il rapporto con il mondo della cultura al quale ci siamo riferiti, stabilendo più intensi rapporti di collaborazione con la rete degli istituti per la storia della Resistenza; favorendo la costituzione di sezioni dell’ANPI fra i giovani studenti delle nostre università, in modo che accanto alle sezioni di fabbrica, che sono una storica realtà, si sviluppino anche sezioni universitarie; attivando concretamente e rendendo operativo lo strumento particolarmente idoneo dei “Comitati d’onore”, approvato in occasione della Conferenza nazionale d’Organizzazione. In relazione a questa ultima esigenza, è necessario dettare alcune regole di attuazione che verranno al più presto elaborate e diramate dalla Presidenza e dalla Segreteria nazionali.
- Occorre rendere il Comitato Nazionale, fondamentale organo di decisione della politica associativa, maggiormente rappresentativo di quanto non sia attualmente, prendendo necessariamente atto del grande incremento di partecipazione e militanza attuato dall’ANPI negli ultimi tempi, ove necessario aumentando a tale scopo il numero dei suoi componenti attraverso una modifica statutaria, già in qualche modo implicita nel testo del nostro Statuto.

Da qui al nostro Congresso ci separano dagli otto ai nove mesi, nel corso dei quali certamente la situazione politica italiana potrà evolversi e modificarsi. È necessaria quindi, care compagne e cari compagni, la vigile attenzione della nostra associazione, per continuare a svolgere la funzione e il ruolo che essa si è data e che qui abbiamo voluto richiamare e confermare.
Avanti quindi per una nuova Italia democratica, nel segno dei principi e dei valori della nostra Costituzione.


Raimondo Ricci
Presidente Nazionale ANPI





ORDINI DEL GIORNO DEL XV° CONGRESSO NAZIONALE ANPI A TORINO

Gli ordini del giorno sono consultabili a questo link: http://www.anpi.it/ordini-del-giorno

Riportiamo di seguito gli Ordini del Giorno approvati dal Congresso Nazionale.
Ordine del Giorno - Libia 
Ordine del Giorno - progetto Legge Fontana 
Ordine del Giorno - Targa Voghera
Ordine del Giorno - Comitati Regionali
Ordine del Giorno - Tortura
Ordine del Giorno - Musei
Ordine del Giorno - Referendum

Relazione al XV congresso provinciale

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Ente Morale D.L. 5 aprile 1945 n. 224
Via Eugubina, 66 - 06125   PERUGIA - tel. 0755729472 – cell. 3391312122
COMITATO PROVINCIALE di PERUGIA

Relazione al XV congresso provinciale

Nella nostra provincia, come è accaduto in tutte le parti d’Italia, l’apertura dell’Associazione agli antifascisti nati dopo la Resistenza, ha portato all’ampliamento della base degli iscritti, al ripopolamento delle sezioni e alla fondazione di altre. Attualmente contiamo 516 tesserati e 11 sezioni.
Dall’ultimo congresso ad oggi, si sono ricostruite le sezioni di Città di Castello e di Todi, che erano ridotte ad alcune unità ciascuna. E’ stata ripristinata la sezione del Trasimeno, nella città di Castiglione del Lago, al posto di quella di Magione formatasi dopo la guerra e poi chiusa. Sono  state istituite 3 nuove sezioni: a Perugia città, a Ponte San Giovanni e a Bevagna, mentre le sezioni di Umbertide, Pietralunga, Marsciano, Foligno e Spoleto, insieme al Comitato Provinciale, dalla fine della guerra ad oggi, hanno mantenuto sempre la loro attività. In questo frangente occorre rendere un doveroso omaggio alla sezione di Spoleto, che è forse la più antica d’Italia, aperta nell’agosto 1944,  prima ancora del riconoscimento con decreto luogotenenziale dell’Associazione Nazionale avvenuto nell’aprile 1945: infatti con una missiva, conservata nell’Archivio di Stato di Spoleto, il partito d’Azione, incaricò il patriota Loreti Gian Paolo a costituirla, ed egli ne è stato subito segretario negli anni 1944 e 1945 e poi ne divenuto presidente dal 1982, cioè da 29 anni. Un deferente saluto e grande riconoscimento occorre inviare a Mario Bonfigli, medaglia d’argento V.M., che ha retto dal 1972 ad oggi il Comitato Provinciale, prima come segretario, poi come presidente, e insieme a lui salutiamo: Innamorati Francesco, Mirella Alloisio, Paolo Montacci, che con abnegazione e passione hanno  vivificato l’ANPI di Perugia, hanno raccontato per 60 anni la loro esperienza partigiana e hanno sostenuto gli ideali della Resistenza. Per loro merito ora noi abbiamo l’onore di assumere questa Organizzazione gloriosa, ma abbiamo contemporaneamente la responsabilità di continuarne l’opera e ampliarla a tutti i concittadini antifascisti.
Il nostro Comitato Provinciale ha ormai le potenzialità per proporsi a tutte le Istituzioni pubbliche, alle associazioni e ai partiti, ed ha una articolazione di sezioni  che permette di coprire tutto il territorio perugino. Inoltre siamo in predicato di costruire almeno altre due sezioni (a Fossato di Vico e a Montecastello di Vibio con Fratta Todina), quindi contiamo di superare nel 2011 gli 800 iscritti.
In questi anni abbiamo stretto un rapporto costante e proficuo con le Camere del lavoro territoriali e la  CGIL regionale, che ci corrobora e ci dà una sponda operativa. Al proposito vorrei suggerire ai congressisti di iscriversi alla gita commemorativa, organizzata dallo SPI-CGIL di Bastia Umbra,  che faremo il giorno  sabato 7 maggio a Gattatico per visitare la Casa dei fratelli Cervi. Siamo inoltre in contatto con l’associazione Libera e con l’ARCI. Le iniziative più salienti che abbiamo fatto, senza tener conto delle conferenze, dei comizi, delle lezioni nelle scuole e delle puntuali presenze il 25 aprile con la nostra bandiera sulle piazze dei Comuni ove hanno sede le sezioni, sono state:
1.      l’inaugurazione, nel mese di maggio 2008, di un monumento in memoria di Primo Ciabatti a Pianello di Cagli, nel luogo ove venne trucidato dai tedeschi,
2.      la decorazione con una medaglia onoraria di tutti i gonfaloni dei comuni della provincia di Perugia, nell’ambito di un Consiglio Provinciale aperto, convocato per la celebrazione del 60° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione, il giorno 19 giugno 2008,
3.      l’intitolazione di una piazza nella città di Norcia, il giorno 2 dicembre 2008, a Rosa Marucci Colacecchi, medaglia d’argento al Valor Militare della Resistenza, locandiera che rifocillava e rifugiava i partigiani della banda Melis e che curò e ospitò, quando fu ferito, il comandante capitano Ernesto Melis, sprezzando il pericolo della deportazione e della fucilazione per sé e per i figli,
4.      la posizione di una targa, nel mese di aprile 2010, a Ponte San Giovanni, in ricordo e in omaggio della brigata Proletaria d’urto San Faustino e intestata al partigiano Luigi Bellucci, di Gubbio, morto in combattimento,
5.      nel 2008 e nel 2010 abbiamo celebrato a Pietralunga, nel cui territorio avvenne la guerra partigiana della San Faustino, la festa regionale dell’ANPI, e nell’ultima riunione il Comune ha consegnato la cittadinanza onoraria ai partigiani viventi non residenti.
Inoltre occorre ricordare che alcune sezioni commemorano ogni anno eventi significativi:
a)     la sezione di Marsciano, a Deruta, ricorda la Banda Leoni e la fucilazione della medaglia d’oro Mario Grecchi,
b)     la sezione di Todi ricorda i fucilati civili da parte dei tedeschi della frazione di Pontecuti e del comune di Montecastello di Vibio,
c)             la sezione di Bevagna, dal 25 aprile al 1° maggio, celebra, nel castello di Castelbuono la settimana della Pace,
d)     la sezione di Umbertide, in collaborazione con il suo Comune, bandisce da 25 anni un concorso nazionale di poesia che ha per tema la Resistenza e la Liberazione e i componimenti vengono premiati il 25 aprile,
e)     tutte le sezioni stimolano i Comuni che hanno un cippo o una edicola che ricordi un episodio della guerra partigiana, a depositarvi ufficialmente una corona di alloro nel giorno della ricorrenza o almeno il 25 aprile.
Siamo Inoltre soci:
·        dell’Isuc (Isituto per la storia dell’Umbria Contemporanea)
·        della Tavola della Pace, che organizza la marcia Perugia-Assisi,
·        del Comitato umbro per l’acqua bene comune, promotore del referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.
Le attività descritte sono state fatte dalle sezioni, perché il Comitato Provinciale esercita di norma solo una supervisione. Per statuto é deputato alla distribuzione delle tessere e al controllo politico dei tesserati, affinché sia difesa l’etica della Associazione. Il suo sostentamento è basato sulla sottoscrizione della quota-tessera, che  vale € 6,00, dei quali € 3,00 devono essere riversati alla Segreteria nazionale. Nel 2010 abbiamo avuto un’entrata di € 1548,00, che sono serviti per l’ordinaria amministrazione: telefono, francobolli, inchiostro, carta, fotocopie, viaggi, parcheggi, direzione nazionale, corone di alloro; sono stati inviati € 300,00 all’ANPPIA, affinché l’Associazione possa mantenere la sua presenza a Perugia. Negli anni 2009 e 2010, considerato che l’attività è stata svolta in due segmenti, dal Presidente Montacci Paolo e da me, come incaricato all’organizzazione, sono state tenute due notule delle spese, ma non sono state unificate. Quest’anno si è cominciato a riscuotere tessere per € 582,00, mentre abbiamo già avuto spese ordinarie e per la preparazione del congresso di € 541,60. In questo momento si prevede un incasso totale di € 3600,00, ma occorre detrarre la quota di acquisto della tessera, la quota ANPPIA, la spesa del delegato al congresso nazionale per circa € 700,00, che assommate ad ulteriori spese di gestione, porta sostanzialmente al pareggio delle entrate. Comunque il bilancio, dopo il congresso provinciale, sarà portato avanti dal responsabile amministrativo e sarà controllato dai revisori dei conti.
In ogni sezione gli iscritti hanno propositi di realizzare molte attività che non solo ricordino la Liberazione,  ma che istruiscano sulle norme costituzionali sotto l’aspetto  giuridico, filosofico, politico e storico.

Tutti gli opinionisti e il giornalismo revisionista da due decenni diffondono l’idea che noi rappresentiamo un ambito ideologico ristretto, datato e da superare: in realtà è la società italiana che ha fatto un passo indietro nella cultura politica e nella vita economica. In effetti non possiamo non parlare degli avvenimenti che viviamo e dell’eversivo governo di Berlusconi e della deriva antidemocratica che persegue da sempre. Lo Stato è personalizzato e aziendalizzato: l’obbedienza succube che richiede e che sfiora il vassallaggio; le prepotenze e le minacce che esercita verso i produttori di cultura a lui alternativa nella televisione, nella scuola, nei giornali; i travalicamenti del proprio potere in altre Istituzioni;  le commesse statali mischiate con appalti personali; il rifiuto di presentarsi in tribunale; la copiosa legiferazione ad personam, sono infiniti atti che riportano ai privilegi dell’antico regime, quando il monarca era ab legibus soluto e richiamano il modo di governare di un feudatario. Alcuni commentatori giudicano che ormai viviamo in piena dittatura mediatica  e proprietaria. Berlusconi, invocando la legittimazione dal voto, come se fosse una investitura, tende ad assommare nelle sue mani, oltre al potere amministrativo,  anche il potere legislativo e giudiziario. E bisogna notare che sotto questo aspetto non ha alcun contrasto culturale e politico: può continuamente urlare in tutte le televisioni, che siccome è stato votato, può fare quello che vuole, può andare contro i giudici, contro il Presidente della Repubblica, contro una diabolica Costituzione, e sembra che ormai vi sia una accondiscendenza generalizzata.
Ha depotenziato e svuotato di significato politico il Parlamento, dettando l’agenda dei lavori e delle leggi, governando solo con decreti sottoposti sempre alla votazione di fiducia  e acquistando deputati per le sue maggioranze, come già era stato ampiamente subito e sperimentato dal popolo Italiano nell’Italia sabauda. Con tali metodi, non solo non è più possibile parlare di democrazia, perché lo Stato diventa ostaggio della immane ricchezza e della potenza di mezzi mediatici della sua persona, ma non è più possibile parlare neppure di rappresentanza, poiché i deputati, non più legati ai partiti e ad una propria ideologia politica, saltano da un banco all’altro, scollegandosi dalle migliaia di persone che li hanno votati. I Padri Costituenti, coscienti di questi pericoli, che sono funzionali a tentativi autoritari e personalizzati, e inoltre memori degli accadimenti del parlamento maggioritario nell’Italia monarchica e liberale,  hanno chiamato la nuova Italia Repubblica democratica ed hanno indicato nel sistema proporzionale il metodo delle votazioni, perché più equo e meglio rappresentativo del pensiero dei votanti. Purtroppo il sistema è stato abbattuto da un referendum nel 1993 voluto dalle destre e accettato dall’assenza culturale e storica della sinistra. Successivamente, con il porcellum di Calderoli, che ricopia la  legge Acerbo, la quale fu propedeutica alla dittatura di Mussolini, Berlusconi ha potuto prendere il 55% dei seggi in parlamento avendo però ottenuto solo il 47% dei suffragi. In questi anni Berlusconi ha reintrodotto il reato di appartenenza per gli stranieri, come fecero i fascisti con le leggi speciali per gli ebrei, ha manomesso il codice penale per i misfatti economici, cancellandone i reati e i controlli,  abrogandone le pene e introducendo permissivismo e abusivismo. Pochi giorni fa la Corte dei Conti ha denunciato che la corruzione è salita del 30% e nel contempo la Confindustria ha dichiarato che l’economia sommersa vale 120 miliardi di euro, cioè il 10% del PIL.
Rispetto alla Magistratura, propone una vera e propria capriola all’indietro, perché vuole modificare l’impianto garantista. Vuole introdurre la doppia carriera dei giudici, con due Consigli Superiori della magistratura, frazionando il sistema giudiziario e contrapponendolo in due fazioni, così che sarà debole, sempre contraddittorio e svilito presso l’opinione pubblica. Come in tutte le dittature vuole controllare le funzioni del Pubblico ministero,  sottoponendole alle indicazioni dettate dal guardasigilli, come fece Mussolini. Se questo stravolgimento  venisse attuato, avremo un colpo di stato, perché attraverso il Pubblico ministero messo sotto tutela,  potranno essere perseguiti unicamente coloro che deciderà il Governo, cioè quelli della parte politica avversa e i loro concorrenti negli affari.
Per consolidare il meccanismo  vuole anche colpire il sistema giurisdizionale delle intercettazioni, togliendole dalla potestà del giudice istruttore e mettendole nelle mani dell’esecutivo: costruisce con strumenti moderni una nuova OVRA, introducendo un vero e proprio sistema di controllo discriminatorio, abusivo e liberticida sulle persone e sulle istituzioni. Completa il piano depennando l’articolo 112 della Costituzione, stravolgendo in modo grave   la parità di tutti i cittadini di fronte alla legge. Questo comma, che impone l’obbligo del perseguimento d’ufficio dei reati penali, è stato la maggiore conquista di eguaglianza mai praticata nei secoli in Italia ed è avvenuta per merito della Resistenza. Avremo un’attività giudiziaria penale che agirà solo se sollecitata dalla parte offesa, come per i reati civili, e quindi molti delitti resteranno sospesi e trascurati. Le classi povere e le classi deboli saranno sempre più escluse dal sistema giudiziario, mentre i ricchi e i potenti saranno sempre più distanti e intoccabili. Poiché i costi ministeriali saranno a carico di coloro che attiveranno il processo, molti preferiranno tacere e non denunciare  e in mezzo alla popolazione allignerà nuovamente la piaga del servilismo. Le umiliazioni, i ricatti e gli abusi non emergeranno, né verranno riconosciuti,  ma cresceranno le angherie, le prepotenze e i soprusi. La cancellazione dell’articolo 112 causerà l’incitamento alla giustizia privata e al  disordine sociale. Le mafie e le bande brigantesche prolifereranno e sarà ripristinata la legalità di don Rodrigo. 
In questo senso Berlusconi si mostra l’antesignano di tutte quelle forze                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          reazionarie, codine, clericali,   anticostituzionali, antiunitarie, antidemocratiche e antiresistenziali che l’Italia non ha saputo edulcorare nella sua storia unitaria e nel tempo della Repubblica. La Germania, per tagliare con il passato, ha condannato il nazismo, i suoi misfatti e l’ha sconfessato pubblicamente: in Italia non è mai avvenuto, non sono state condannate le guerre coloniali, non è stato condannato il fascismo, non sono state condannate le sue persecuzioni e le sue prigioni e neppure la Repubblica di Salò.
Ci troviamo invischiati in ideologie inneggianti al razzismo e al ventennio. Tuttavia, anche se subisce violenti spallate, l’impianto democratico e istituzionale impostato dai Costituenti,  è ancora solido e dimostra la sua efficacia. Alla legge fondamentale ancora si ispira il comportamento della maggior parte degli italiani, anche di destra, poiché si è mostrata effettivamente garantista dei diritti soggettivi e collettivi e rappresentativa delle culture che l’hanno generata e che vivono nella Penisola.
In questi ultimi tempi  abbiamo visto il vero tratto del potere berlusconiano, che tende al mutamento della democrazia, alla accettazione della figura di Mussolini e alla fascittizzazione dell’Italia, al controllo delle libertà personali e della informazione, alla gerarchizzazione della società e alla limitazione del diritto di uguaglianza, all’accentramento dei poteri e alla cancellazione dello stato sociale. Nel disegno non è solo, ma è aiutato da alcuni settori della Curia Romana, da alcune parti della Confindustria, dal mondo finanziario e bancario, dalla destra politica, dalle aziende detentrici i grandi monopoli. Purtroppo da circa 20 anni non viene più presa come pietra angolare della convivenza civile la trilogia “liberté, egalité, fraternité” ma l’ideologia del mercato globale, e in sua funzione viene tutto mercificato. L’impianto politico previsto  rispetta benissimo le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, che hanno sempre combattuto il welfare e insistono continuamente che ogni pubblico servizio debba essere privatizzato. I centri di potere capitalistici sovranazionali si ispirano al liberismo classico, il vecchio “lassez faire – lassez passer",  che teorizza il libero mercato, e vuole che gli Stati siano  al suo servizio e devono provvedere a rimuovere gli ostacoli che impediscano la circolazione delle merci e dei capitali. La grande finanza e i controllori dei flussi monetari contrastano i sistemi statali fortemente strutturati, le istituzioni di protezione sociale e le collettività che hanno una ispirazione socialdemocratica. Sotto questo aspetto Berlusconi è molto chiaro e in linea, quando definisce “sovietica” la nostra Costituzione e quando appella “comunisti” tutti coloro che gli sono contrari nella politica e nel pensiero. 
La realizzazione di questo progetto sovversivo e il  vero attacco alla Costituzione, ai suoi valori e al suo impianto ideologico sta avvenendo attraverso il federalismo fiscale. Questo nuovo istituto, che non deve essere confuso con il regionalismo costituzionale, che prevede il solo decentramento amministrativo, è fondato sulla imposizione fiscale autonoma e indipendente da parte della Regione e sulla proprietà di quelle parti dello Stato che insistono nel suo circondario. L’ attuazione comporterà subito la perdita dell’unità della Nazione. Si avrà uno Stato legato da pochi elementi: l’esercito, che sarà privatizzato, le grandi infrastrutture, che saranno di pochi monopoli, il governo centrale, che si interesserà solo di politica estera e opererà  solo con documenti di indirizzo nella gestione interna. Noi patiremo, come nel 1815, una nuova Restaurazione, con tanti popoli e con altrettanti dialetti, con la cancellazione dei contratti nazionali del lavoro e dei diritti dei lavoratori, con scuole e sanità locali,  con magistrature e polizie locali, con ambiti economici locali, ma con banche e finanziarie sovranazionali, le cui sedi insisteranno sia nelle ricche regioni del nord, come già lo sono, che all’estero. Tutta l’Italia peninsulare sarà depauperata e scivolerà in una condizione di sussistenza.
Il nuovo ordinamento, con il trasferimento di grandi oneri dallo Stato centrale alle Regioni e ai Comuni, senza risorse adeguate sarà il grimaldello che scardinerà il sistema del welfare state. Solamente 5 regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, e Marche) presentano un residuo fiscale attivo, cioè riescono a coprire i trasferimenti di competenza, mentre le altre sono ampiamente passive nel rapporto fra le entrate e le spese consolidate. La situazione é già aggravata dai tagli alle Regioni di 24 miliardi di euro previsti dalla attuale finanziaria di Tremonti, per cui si avrà il collasso istituzionale e molti territori potrebbero essere commissariati. Si prevede che si ottenga il pareggio di bilancio con il taglio del 30% delle uscite. Questa situazione non potrà che comportare la vendita dei beni demaniali trasferiti, come le spiagge, i boschi, i fiumi e i laghi, le caserme, i palazzi storici, le strade e i musei e  la privatizzazione dei trasporti, della scuola, della sanità, della ricerca, dell’acqua, del metano, dell’energia: l’Italia sarà privatizzata, entrerà in mano a multinazionali e a poche persone italiane ricche, considerato che solo il 10% della popolazione possiede il 50% della  ricchezza nazionale.
Con la privatizzazione dei beni pubblici, cioè della res publica, quella che sostiene il valore dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione e per mezzo dellala quale si attuano i diritti soggettivi,  terminerà il cammino dello Stato moderno in Italia, quindi della cultura illuminista, delle garanzie lavorative e delle idealità innervate dal Risorgimento e dalla Resistenza. Avrà termine anche il percorso dello Stato socialdemocratico, simbolo dell’occidente,  della sicurezza sociale verso i bisogni collettivi e soggettivi, il quale ha portato l’Italia fuori dall’indigenza e dall’analfabetismo, mettendola nel novero delle potenze culturali e industriali mondiali. In questo modo saranno centrate le finalità del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea e il miliardario Berlusconi si mostra il governante adatto e  necessario a realizzarle. Non solo ne è garante, ma è anche insostituibile, poiché è nel contempo populista e catalizzatore di tutti voti della destra, tanto da poter conseguire la maggioranza politica in Parlamento. Quindi Berlusconi è molto forte e  basa il suo potere, oltre che sul voto interno, anche sull’appoggio internazionale dei grandi finanzieri e banchieri. Cosciente della situazione, ricatta ed usa il ruolo per svincolarsi dalle procedure giudiziarie. L’operazione messa in atto da Fini, per ridare un viso presentabile alla destra, non è riuscita, perché condotta male, in solitaria e perché sventata dallo stesso Berlusconi. Sembra ormai ineluttabile che noi andremo verso un federalismo disastroso, così come dovremo subire Berlusconi come Presidente del Consiglio fino alla fine della legislatura e forse come Presidente della nuova Repubblica.

Considerato questo scenario, la funzione dell’ANPI diventa essenziale e strategica. 
Innanzi tutto perché ha titolo storico e culturale per difendere l’unità della Nazione, poi perché, essendo l’associazione dei Partigiani, rappresenta la continuità dell’Assemblea Costituente. Nascendo da queste radici, può diventare la grande madre che fa risorgere le speranze e fa ritornare la popolazione ad essere partecipe della vita politica. Noi lanciamo proposte  di progresso e di speranza, perché richiamiamo i principi di eguaglianza, solidarietà e giustizia sociale. Questa mattina, in 46 città italiane, Perugia compresa, si stanno svolgendo manifestazioni unitarie con l’ANPI in difesa della Costituzione e della scuola pubblica.
L’ANPI è considerata la culla dei principi fondativi della Repubblica, non solo da chi è socio, ma anche da tutti coloro che la conoscono e che sono antifascisti. Come afferma Dacia Maraini, è la “custode del nostro più nobile passato”. La sua presenza in tutte le provincie, la capillare distribuzione delle sezioni,  la massiccia adesione, circa 150.000 aderenti, costituiscono le potenzialità affinché si metta al centro di un grande movimento culturale e riformatore che faccia uscire il Paese dalla sudditanza del pensiero unico e annulli il disegno del federalismo fiscale e di tutte le altre riforme costituzionali. L’ANPI ha l’obbligo di difendere la Repubblica della Resistenza. Raccogliendo intorno a sé tutti movimenti, le associazioni, i forum, i giornali, i sindacati, i partiti, può costruire un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale, che diventi fonte di scienza sociale, che riscopra la nostra storia, che blocchi il revisionismo e il negazionismo, che costruisca disegni di legge applicativi delle norme costituzionali da presentare al Parlamento e ai Consigli Regionali. Non è più tempo di fare solo manifestazioni, solo denuncie e solo presenze istituzionali. Nel documento programmatico congressuale della Direzione, che viene ampiamente condiviso ed approvato,  troviamo delle proposte valide.
L’ANPI Nazionale ci invita ad impegnarci:
1)   per una riforma della legge elettorale,
2)   per una magistratura autonoma e indipendente,
3)   per la scrittura di norme che difendano l’eguaglianza e siano cancellate quelle ad personam,
4)   per una scuola laica, universalista e pubblica,
5)   per la difesa dell’unità nazionale,
6)   per la lotta al razzismo e alla xenofobia,
7)   per una informazione libera e indipendente,
8)   per ridare al lavoro la centralità sociale e riconsiderarlo fondamento dello Stato, senza più attribuirgli la sola accezione dello scambio opera=salario.
Tuttavia noi pensiamo che occorra aggiungere altre finalità, che discendono dalle argomentazioni esposte:
a)                  la difesa dei diritti collettivi e soggettivi e la difesa del welfare state
b)                  la questione democratica e  la rappresentanza parlamentare
c)                  il mantenimento delle istituzioni elettive nei vari gradi istituzionali
d)                  la conservazione pubblica dei beni comuni e demaniali
Tutte le proposte che sono emerse verranno prese in considerazione e studiate nella loro realizzazione dal prossimo Comitato provinciale. Ritengo importante, però, proporre alla platea del congresso una progetto che coinvolga la struttura nazionale: è necessario che l’ANPI istituisca una scuola di democrazia, con corsi, stages e campi estivi aperti agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori e delle università; che metta a disposizione dei premi e delle borse di studio;  che costruisca una rete antifascista con tutti gli Istituti storici, con i musei della Resistenza e con le fondazioni intitolate ai padri della Repubblica: fondazione Ferruccio Parri, fondazione Pietro Nenni, fondazione Antonio Gramsci, fondazione  Lelio Basso, fondazione Piero Calamandrei, fondazione Sandro Pertini, Fondazione Ugo  La Malfa, fondazione Alcide de Gasperi, e tante altre.  Il progetto deve essere integrato dalla collaborazione dei Comitati Provinciali. In questo modo l’ANPI acquisterà maggiore attenzione, diverrà un motore culturale e sarà largamente presente in mezzo alla popolazione.
Per chiudere questa relazione, parlo di due iniziative legislative molto importanti che interessano la nostra Associazione:
·        presso il Consiglio Regionale è stato depositato dal partito della Rifondazione Comunista un progetto di legge per la costruzione di un museo della Resistenza. In linea di principio noi siamo favorevoli, però non è previsto il nostro coinvolgimento né nella realizzazione  e neppure nella futura gestione. Prima che sia aperta la discussione in aula, abbiamo chiesto delle audizioni istituzionali a tutti i gruppi consiliari, ed anche alla  Presidente Regionale. Con l’ Onorevole Catiuscia Marini abbiamo già avuto l’incontro sottolineando la suddetta  deficienza, ma abbiamo insistito sulla necessità   e sull’importanza di aprire anche in Umbria un museo della Resistenza, perché i nostri riferimenti tangibili alla Guerra di Liberazione,  dopo la stagione dei Partigiani, saranno solo i segni e i reparti che riusciremo a conservare;
·        alcuni parlamentari del centro destra hanno depositato il 28 aprile 2010 alla Camera dei Deputati il disegno di legge 3442 che riapre la vetusta disputa di paragonare i repubblichini ai Partigiani. L’ANPI e tutte le forze combattentistiche e d’arma si sono già mobilitate per fare ritirare la proposta, ma noi chiediamo che l’ANPI Nazionale apra una campagna presso tutte le sezioni e un dibattito presso i partiti, le Istituzioni e il mondo dell’associazionismo, affinché si colpisca giuridicamente e storicamente, non solo la sostanza dell’argomento, ma anche la metodologia, in quanto è la terza volta, ormai, che viene effettuato questo tentativo.

Gli intenti propositivi sono tanti e il campo d’azione é molto vasto: il nuovo Comitato provinciale e la nuova  Segreteria avranno molti obiettivi sui quali lavorare: mi auguro e spero che qualcuno, possa essere realizzato.
Grazie a tutti dell’ascolto che mi avete concesso.
Perugia, sala audizioni CGIL Regionale, 12 marzo 2011 – Giovanni Simoncelli




venerdì 1 aprile 2011

MARIO BONFIGLI, comandante partigiano




La sera di lunedì 28 marzo è venuto a mancare il grande partigiano dr. Mario Bonfigli, medaglia d’argento al valore militare della Resistenza, fondatore e 1° comandante della Brigata San Faustino-Proletaria d’urto. La Brigata ebbe come campo d’azione il comune di Pietralunga e le zone confinanti di Umbertide, di Città di Castello, di Montone, di Gubbio e di Cagli.
Il giorno 9 settembre 1943, dopo l’armistizio, il tenente dell’aeronautica Mario Bonfigli, per non restare consegnato e senza prospettive nell’aeroporto di Rimini, si levò con il suo caccia per raggiungere il Re e il Governo Badoglio al Sud dell’Italia. Ma la mancanza di carburante lo obbligò ad atterrare verso Castiglione del Lago, da dove, nascosto l’aereo con erba e frasche in un fienile, iniziò la sua vita da clandestino. Dietro informazioni di contadini della zona, si portò sulla montagna di Pietralunga, nella località San Faustino, dove insieme a Bonuccio Bonucci, Luca Mario Guerrizio, Vittorio Biagiotti e don Marino Ceccarelli, il 13 settembre costituì il nucleo originario di quella formazione che divenne una brigata partigiana di circa 400 uomini.
Fra le più importanti operazioni che avvennero sotto il comandante Mefisto, così chiamato per i lunghi capelli e la barba rossi, occorre ricordare la distribuzione alla popolazione delle granaglie sottratte ai depositi del consorzio agrario controllati dai repubblichini; la liberazione del comune di Pietralunga con la cacciata del podestà, reinsediando il sindaco socialista deposto dai fascisti 23 anni prima; il rallentamento per 16 giorni della marcia verso Cassino della divisione tedesca Goèring con atti di sabotaggio, scontri di guerriglia e blocchi delle strade.
Dopo la liberazione della città di Perugia, dal CNL locale, fu incaricato di riorganizzare il corpo della polizia municipale. Assolse il compito con estrema dedizione, dal 1944 al 1946, quando gli fu chiesto di allontanarsi, affinché fosse stato ridato il posto al vecchio comandante fascista, decorato con sciarpa del Littorio. L’oltraggio lo ferì moltissimo e lo allontanò dalla vita politica, fino a che, dietro insistente invito dei suoi antichi amici partigiani combattenti (Settimio Gambuli e Livio dalla Ragione), all’inizio degli anni ’70 si avvicinò all’ANPI, dirigendola con intelligenza ed equilibrio come Presidente per 26 anni, sempre memore della storia e dei valori per cui combatté e circa 65 suoi compagni della Brigata perirono in combattimento.
Noi lo ricordiamo con affetto e riconoscenza.
ANPI Perugia