venerdì 21 ottobre 2011

GIORNATA DEL RICORDO DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO PG 77 DI PISSIGNANO ED INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO, NEL GEMELLAGGIO DEL COMUNE DI CAMPELLO CON LA DELEGAZIONE MONTENEGRINA.



Pissignano, inaugurazione del monumento in ricordo dei deportati civili montenegrini



La conferenza al Palazzo Comunale di Campello sul Clitunno

 
Questa mattina nel Comune di Campello si è svolta una serie di manifestazioni dal grande valore culturale.
La serie era iniziata ieri con la giornata di studio intitolata “Il sistema concentrazionario fascista tra le due rive dell’Adriatico” nella sala conferenze di Palazzo Trinci a Foligno, organizzata dall’Isuc, Comune di Foligno e Comune di Campello in collaborazione con Isuc e patrocinata dall’ambasciata del Montenegro.
Questa mattina alle ore 10,30 circa al Palazzo comunale di Campello c’è stata una conferenza di presentazione del gemellaggio tra la cittadina umbra, in collaborazione con l’Isuc e l’associazione Subnor, l’Associazione dei combattenti della guerra di liberazione antifascista, rappresentata dal Presidente Sekulic, giunta in Italia insieme ad un gruppo scout, di cui era parte anche l’interprete.
Tra i relatori anche il Presidente dell’A.N.P.I di Spoleto Gian Paolo Loreti, che ha portato la sua testimonianza sull’amicizia dei partigiani italiani della Brigata “Melis” con i montenegrini, capeggiati da Toso Lakovic. (L’intero discorso di Loreti è in allegato).
In seguito il Presidente del Subnor, Ljubo Sekulic ha ringraziato l’amministrazione comunale campellina e i relatori per aver portato a termine lo studio delle vicende del popolo montenegrino e si è dichiarato disponibile a continuare nell’approfondimento e nel ricordo di quelle vicende.
Al termine della conferenza  il Sindaco del Comune di Campello, Paolo Pacifici, ha ringraziato e premiato i partecipanti montenegrini e l’Isuc, condividendo i sentimenti comuni di libertà e giustizia, che danno senso ad una rievocazione autentica dei valori della Resistenza.
Alle 11e30 le delegazioni hanno raggiunto la località di Pissignano situata nel Comune di Campello, nei luoghi dove tra il ’42-‘43 furono fatti prigionieri oltre duemilatrecento civili catturati e deportati in Italia dal regima fascista.
Le delegazioni sono  state accolte da un folta platea di alunni della scuola elementare di Campello ed è stata inaugurata, precedentemente coperta con una bandiera tricolore italiana, una targa in onore delle vittime del campo di Pissignano, denominato “PG 77”, realizzata dal Comune di Campello  in collaborazione con l’Isuc.
Si consiglia di visitare il monumento  per vedere la realizzazione scultorea in ferro dall’alto valore simbolico immerso in un magnifico uliveto, per leggere il pannello informativo e  vedere la pineta dove si trovava il campo di concentramento.
Il Sindaco Pacifici ha detto: << questo monumento , posto innanzi al campo di concentramento di Campello sul Clitunno, vuole rappresentare il sentimento di amicizia e di fratellanza tra la nostra comunità e quella montenegrina. Esso evoca l’idea di unità tra i nostri popoli, richiamando i contorni geografici delle sponde del Mar Adriatico. Simboleggia l’idea dell’annullamento di ogni confine territoriale, mostrando il mare come spazio aperto che favorisce incontri ed unioni tra i diversi popoli del mondo”.
Un plauso ed un ringraziamento va al Comune di Campello, all’Isuc, alle associazioni e ai partecipanti, alla delegazione montenegrina, la cui nazione si merita di essere inserita a pieno titolo nell’Unione Europea, dopo che le è stato concesso dal Consiglio Europeo lo status ufficiale di Paese candidato nella riunione del 17 dicembre 2010 (Wikipedia), poiché condivide i valori di libertà, democrazia e giustizia che sono affermati nella maggior parte dei paesi europei.

Alessandro Ciamarra

Associazione “Terra Umbra” Spoleto http://associazioneterraumbraspoleto.wordpress.com/ass
Associazione A.N.P.I. Spoleto http://anpispoleto.blogspot.com/

mercoledì 19 ottobre 2011

A Venezia s'intitola un parco al partigiano Giuseppe "Bepi" Turcato


Domenica 23 ottobre alle ore 11.00 vi sarà la cerimonia di intitolazione del parco pubblico in località "Terre Perse" del Lido di Venezia alla memoria di Giuseppe "Bepi" Turcato, in occasione del quindicinale della morte (avvenuta fatalmente proprio nella sede dell'Anpi Provinciale).
Giuseppe Turcato

Alla cerimonia interverranno: l'Assessore Tiziana Agostini, il Presidente della Municipalità Giorgio Vianello e Gianpietro Sartori per l'Anpi.
In allegato una monografia di Turcato che bene ne inquadra l'importante figura di Partigiano (l'anima e la guida della Resistenza nella città di Venezia), di massimo esperto di Salgari e tra i più grandi autori di letteratura scacchistica, nonché storico della Resistenza veneziana.
In un periodo di vergognosi revisionismi, riteniamo essere questa un'importante e significante notizia.

Serena Ragno - Anpi Venezia

Profilo biografico di Giuseppe (Bepi) Turcato:


-         Turcato Giuseppe nasce a Castelfranco Veneto il 6 febbraio 1913 da Francesco Turcato, impiegato presso gli Uffici Giudiziari di Venezia; la madre, Elvira Zambon è nativa di Portogruaro.
-         Il nonno paterno Ferdinando era stato tra i primi socialisti umanitari e fu co-fondatore del Partito Socialista a Castelfranco Veneto nel 1896. Nel 1898 in occasione delle sommosse di Milano conobbe le carceri di Treviso; fu promotore di cultura ed educatore di coscienze sociali fra i giovani apprendisti operai del suo paese ad iniziare da quelli che lavoravano nel suo laboratorio di falegnameria. Inoltre era appassionato di storia, astronomia e letteratura.
-         Il nonno materno, Giuseppe Zambon, nel 1859 era fuggito dal paese – allora territorio austriaco – per arruolarsi con i piemontesi impegnati nella seconda guerra d’indipendenza.
-         Giuseppe nel 1917, con Caporetto, ripara in casa della nonna materna a Venezia (nei pressi di Campo SS. Filippo e Giacomo fino al 1921). Francesco, padre di Giuseppe, cancelliere presso la Corte d’Appello nel 1921 assieme a colleghi promuove iniziative sindacali per miglioramenti normativi ed economici, si arriva allo sciopero senza ottenere nulla; nei confronti di Francesco Turcato e due altri cancellieri vengono applicate sanzioni allora previste: sospensione dal grado e dallo stipendio a tempo indeterminato. L’intervento del Presidente della Corte d’Appello – che conosceva il valore e l’onestà dei tre cancellieri – intervenne presso il Ministero di Grazia e Giustizia onde evitare il paventato licenziamento; i tre sono reintegrati nell’impiego ma allontanati dalla provincia; infatti, il Turcato fu assegnato alla Pretura di S. Stefano di Cadore.
-         La famiglia di Giuseppe cade in ristrettezze economiche tanto che, dopo il reintegro del padre a Venezia, anche il ragazzo “Bepi” deve copiare a mano le sentenze della Corte d’Appello per contribuire al sostegno della famiglia.
-         Giuseppe Turcato dopo le elementari frequenta l’Istituto Tecnico Commerciale “S. Caboto” e poi i primi due anni di Liceo Scientifico al “Benedetti”. Continua da autodidatta con letture dapprima disordinate poi sempre più mirate: i suoi interessi spaziano “nelle letture dell’avventura” con romanzi di Salgari e Verne, pubblicazioni di viaggi ed esplorazione, da Giacomo Bove e da Luigi Maria D’Albertis, si appassiona a Jack London. (nel 1928 Giuseppe Turcato si ammala seriamente e la convalescenza sarà lunga).
-         Nel 1930 entra come impiegato d’ordine presso l’Azienda Elettrica “Cellina” (gruppo S.A.D.E.) all’Ufficio consumi. Da questo momento Turcato oltre che aiutare economicamente la famiglia, può usare i suoi guadagni per acquistare libri e cerca sempre più di capire il momento storico che lo circonda. Legge i romanzi di Mario Mariani che gli consentono di conoscere Heinrich Mann (romanziere ma anche uomo che partecipa, preoccupato, alla vita politica tedesca ed europea); Kurt Eisner (scrittore e capo della rivolta spartachista del 1919); altri scrittori che vivono in esilio come Thomas Mann Stefan Zweig, Henri Barbusse con il quale intrattiene rapporto epistolare così come con Heinrich Mann.
-         Nel 1934 entra nel “Soccorsorosso” al fine di aiutare i perseguitati politici dal Nazifascismo dove incontra Enrico Longobardi. Sempre nel 1934 nell’ambiente di lavoro viene trasferito all’Ufficio centrale del Personale.
-         Nel 1935 assieme a Domenico Pellizzato apre “libreria dell’usato” alla Toletta. Sempre nel 1935 aderisce al Partito Comunista d’Italia considerandolo il più attivo e organizzato avversario del fascismo. Non smette mai di studiare.
-         In quegli anni dapprima viene a contatto con Alfredo Michelagnoli “Fred” coraggioso comandante delle missioni alleate “Texas” e conosce anche Attilio Spina entrambi reduci dal confine di Lipari.
-         Nel 1936 iniziò a far parte del Circolo degli scacchi “Carlo Salvioli” ospitato presso il caffè degli “Omnibus” in Riva del Carbon, sede storica dello scacchismo veneziano. Egli contribuì alla sua rifondazione su basi democratiche nel 1938/39, cosa non facile e, come scrive il prof. A.Rosino, “..i suoi interventi nelle assemblee e nel direttivo del Circolo, gli attenti contatti personali volti a smussare i contrasti, erano più volte determinanti nello stabilire i programmi, scegliere i dirigenti, mantenere l’unità nel mondo scacchistico cittadino..” Turcato scrisse sui tornei internazionali svoltisi a Venezia tra il 1947 e il 1953 che lo videro fra i principali organizzatori nella duplice qualità di socio del “Salvioli” e di Consigliere Comunale. “Senza l’impegno e la passione del Turcato non sarebbero mai uscite due fra le migliori opere della letteratura scacchistica italiane del ‘900; le due brillanti prefazioni, che portano la sua firma, esercitarono un fascino duraturo su di me e su diversi futuri maestri della mia generazione e delle successive” Scrisse anche la storia del Circolo Salvioli intitolata “Cronache del Caffè degli Scacchi”.
-         Nel 1938 attraverso il collega di lavoro Francesco Tecchiati, intellettuale operaio ebbe a conoscere il filosofo di Villafranca Giuseppe Rensi già professore alle Università di Messina e Genova due volte espulso dalla cattedra perché antifascista con il quale instaurò un lungo rapporto epistolare.
-         Nel 1939 attraverso il prof. Ernesto Cesare Longobardi titolare della cattedra d’inglese a Ca’ Foscari, conosce il prof. Gino Luzzatto, noto titolare della cattedra di storia economica, ebreo espulso a causa delle leggi razziali dell’ottobre 1938. Luzzatto ebbe l’incarico dall’amico e collega prof. Corrado Barbagallo di sostituirlo alla direzione della “Nuova Rivista Storica” alla quale il Luzzatto invitò il Turcato a collaborare. Turcato, fra il 1939 e il 1943 redigerà dieci recensioni di storia di varie epoche ed un articolo sul Beccaria e Verri che gli valsero il plauso di Benedetto Croce. Questa collaborazione comporta conoscenze approfondite di vari autori per ogni argomento che rivelano la metodologia di ricerca, studio e modo di accostarsi ai testi che “Bepi” usò fin da giovane.
-         Fra il 25 luglio e l’8 settembre 1943 visse in modo dapprima esaltante, poi preoccupante tale periodo e gli fu imposto dal suo partito di non farsi notare e prepararsi alla lotta clandestina. Nel maggio 1944 Turcato lascia il posto di lavoro ed entra in clandestinità per organizzare contatti con giovani della città tra i quali: Gian Mario Vianello, Mario Marcè, Mario Ferrari Bravo, Livio Maitan, Cesco Chinello “i giovani di S. Elena” ed altri di maggiore età. A questi nel tempo si aggiunsero “i ragazzi di S.Polo” Franco Arcalli “Kim”, Mario Osetta, Gastone Pedrali, Domenico de Prà, Giacomo Tenderini già organizzati da Giuseppe Reato. Con loro organizzò varie iniziative eclatanti che dovevano influenzare l’umore e il pensiero del popolo veneziano per sollevarlo contro il fascismo. Tra queste la più nota, ne parlò anche “Radio Londra”, fu “la beffa del Teatro Goldoni” del 12 marzo 1945. L’uso delle armi, doveva essere l’estrema scelta tenuto conto del rapporto di forze, del contesto di Venezia dove c’erano ben diciassette comandi tra tedeschi e repubblichini: pertanto azioni propagandistiche - che attestassero alla cittadinanza la presenza di uomini che pensavano diversamente, che si opponevano e anelavano la libertà - lancio di manifestini dal Campanile di S.Marco, volantini infilati di notte sotto le porte di casa, distruzione delle Liste di Leva delle Classi 1924-25-26 giacenti presso la Capitaneria di Porto.
-         Nel 1945 rientra al “Cellina S.A.D.E.” ed assieme ad altri membri del C.L.N. si distingue per l’equilibrio di giudizio durante la fase di epurazione dei dipendenti con particolari responsabilità collaborative con i fascisti.
-         Nel 1945 la Federazione veneziana del Partito Comunista lo incarica di scrivere una monografia sul PCI che deve entrare a far parte del volume informativo “Partiti dell’Italia Nuova” curato da Giovanni Gambarin. La monografia è conclusa nel giro di un mese e porta significativamente il titolo “Noi comunisti”.
-         Nel 1946 proprio per volontà della cittadinanza è eletto nel Consiglio Comunale di Venezia, dove instaurò una collaborazione con il Sindaco GioBatta Gianquinto, sua vecchia conoscenza di cospirazione, che molto spesso lo incaricò di rappresentarlo; Tale incarico durò nove anni. Nel 1955 scaduto il suo mandato, Giuseppe Turcato lascia il PCI e ogni attività politica. Nonostante questa decisione sia stata presa con ferma consapevolezza e dopo un lungo travaglio, la decisione gli costa moltissimo e il congedo non è senza tristezza: vent’anni di militanza non si cancellano in un attimo. Con alcuni amici e compagni permane tuttavia il rapporto personale e così, ad esempio, Giorgio Amendola lo manda a salutare e nel 1973 gli invia le bozze da annotare del suo libro “Lettere a Milano” per la parte riguardante il Veneto.
-         Fino a quasi tutto il 1946 curò le pratiche di riconoscimento partigiano da inviare al Distretto Militare di Padova. Rientrato in Azienda, fu incaricato di organizzare il Circolo Sociale S.A.D.E di Venezia dove rimase con questo incarico fino ai primi mesi del 1951. Tempi duri in Azienda dove imperversava la discriminazione in funzione anticomunista, così come in altre aziende.  Gli fu assegnato l’incarico presso l’Ufficio Studi (S.A.D.E.) della recensione dalla stampa. Nel contempo il sindacato lo incaricò di entrare come proprio rappresentante nel Consiglio della Cassa Mutua Malattie del Gruppo (7.000 dipendenti e 18.000 assistiti). Si prodigò affinché tutti i dipendenti avessero un trattamento paritario, cosa non da poco, che gli procurò inimicizie tra gli impiegati direttivi e ostacoli con la Direzione che, attenta al bilancio di spesa, era dubbiosa dell’iniziativa, che poi in pratica si dimostrò valida anche sotto questo profilo.
-         Sempre negli anni cinquanta sfogliando giornali per trarre notizie utili all’Azienda, l’occhio cadeva anche sulla “terza pagina” con le novità letterarie che non potevano sfuggire al nostro, attento e appassionato cultore com’era. In occasione del cinquantenario della morte e del centenario della nascita di Emilio Salgari (1961-1962) parecchi quotidiani ricordarono l’autore riportando notizie tal volta inesatte o approssimative che Turcato raccolse come sfida “ ma io ne so più di loro”; questa fu una provocazione che portò Turcato a riprendere i suoi interessi e studi su Salgari tanto da diventarne con gli anni il massimo esperto. “Fu involontariamente padre di quella scuola “veneta” di studi salgariani. Egli è stato un maestro senza volerlo essere, i suoi insegnamenti li trasmetteva attraverso quello che faceva e il modo in cui lo faceva ( l’iniziatore di una nuova e originale scuola di studio dell’opera di Salgari, la cui principale finalità è il recupero della scrittura autentica del popolare autore, troppo spesso alterata da falsi e da scritture tendenziose. Verso la fine degli anni sessanta questo proposito portò alla prima, incompiuta ma insuperata, edizione delle opere salgariane, grazie anche alla disponibilità di Mario Spagnol. Turcato senza clamore, tracciò un indirizzo che, divenuto presto vincolante, "prevedeva la ricerca delle fonti, l’analisi del contesto letterario e il rigore filologico”. Ci ha insegnato (tra quelli che si considerano suoi allievi, mi ci metto anch’io così scrive Roberto Fioraso) che gli strumenti della critica e della filologia si applicano anche a Salgari, che per studiare un autore come lui bisogna togliergli l’alone di “romanticismo” che, purtroppo l’ha sempre circondato, e avvicinarlo con serietà e rigore liberandolo dall’eccesso di biografismo e psicologismo per cui si guarda più al personaggio Salgari che alla forma e ai contenuti delle sue opere. Turcato servì Salgari, non si servì di Salgari!
-         Nel 1971 Turcato, dopo quaranta anni di lavoro lasciò l’Azienda avendo maturato la pensione, continuò a dedicarsi ai suoi studi salgariani e pubblicò vari articoli sull’”Almanacco Piemontese” e partecipò a vari convegni intervenendo con specifiche relazioni. Si prodigò ad aiutare gli studenti di varie Università che avevano tesi salgariane inviati dai loro relatori.
-         S’interessò sempre dell’ANPI e partecipò ai convegni dei Partigiani mantenendo lo spirito di libertà “dei giorni più veri”. Fu anche lo “storico” della Resistenza veneziana, prima dell'istituzione dell'IVESER, avendo curato con Agostino Zanon del Bo il prezioso volume oramai introvabile “Venezia nella Resistenza”, edito dal Comune di Venezia nel 1976 e con la Marsilio nel 1980, “Kim e i suoi compagni”. Il manoscritto del suo terzo libro, riguardante il periodo dell'antifascismo veneziano antecedente l'8 settembre, è custodito presso l'IVESER in attesa di reperire fondi per la sua pubblicazione.
-         Ci lascia il 23 ottobre 1996, all’età di 83 anni, chinando il capo sul tavolo della sede veneziana dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, quasi avesse scelto il posto per morire perché come scrive l’amico di tanti anni Mario Ancona:
                              (…) non potevi morire che così.
                              Come un attore sulla scena:
                              Con dignità, con semplicità,
                              con fierezza. Corrusco guerriero
                              e profeta disarmato
                              sul palcoscenico rimbombante della storia.

Fu commemorato a Ca’ Farsetti dal Sindaco Massimo Cacciari e dal Sen. Cesco Chinello.


La documentazione inerente la figura di Giuseppe Turcato è reperibile presso:

-         Archivio del Comune di Venezia: “Fondo Turcato: fascicoli B1,B2,B3;”
-         Archivio IVESER Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea;
-         Biblioteca Civica di Verona “Fondo Turcato”

domenica 9 ottobre 2011

Afghanistan: il silenzio è inammissibile!

                                                       Afghanistan: il silenzio è inammissibile!
 
 
 
Flavio Lotti
 
Flavio Lotti: Domani ricorre il decimo anniversario dell'inizio della guerra a Kabul, questa guerra ci costa più di due milioni di euro al giorno. Quante famiglie in difficoltà potremmo aiutare con quei soldi? A quanti giovani potremmo offrire un posto di lavoro?


Alla vigilia del decennale, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"Domani ricorre il decimo anniversario dell'inizio della guerra in Afghanistan e io trovo davvero scandaloso che non se ne parli. Un mese fa non c'è stato un giornale o una televisione che non abbia dedicato ampio spazio al decennale dell'11 settembre. Oggi invece il silenzio è totale. Eppure il 7 ottobre 2001 è iniziata una guerra disastrosa che ci vede ancora pienamente coinvolti. Possiamo permetterci di non fare un bilancio di questi dieci anni di guerra? Possiamo fingere di non vedere il disastro che ha provocato? Possiamo evitare di discutere quello che dobbiamo fare ora?

Mettiamo per il momento da parte le riflessioni morali, politiche e militari e guardiamo solo agli aspetti biecamente economici della faccenda. Se il primo anno di guerra in Afghanistan ai contribuenti italiani è costato circa settanta milioni di euro, oggi ne costa più di settecento. Quante famiglie in difficoltà potremmo aiutare con due milioni di euro al giorno? A quanti giovani potremmo offrire un posto di lavoro?

Tra poche settimane il Parlamento sarà chiamato ancora una volta a decidere se e come rifinanziare la partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan. Nessuno può permettersi di giungere a quell'appuntamento nello stesso modo in cui ci si è arrivati per dieci anni, senza un vero confronto politico pubblico, senza una valutazione della strada che si sta percorrendo, senza una strategia e degli obiettivi chiari.

Decidere cosa fare della nostra presenza in Afghanistan è questione di grande rilievo pubblico nazionale e dopo dieci anni di guerra solo degli irresponsabili possono pensare di rifinanziare automaticamente la missione. Gli Stati Uniti hanno già inviato in Afghanistan il generale incaricato di organizzare il loro ritiro, alcuni paesi occidentali lo hanno già effettuato, altri l'hanno avviato. E noi cosa vogliamo fare? Restare sino al giorno in cui se ne andranno gli americani? Aspettare che gli americani ci dicano cosa dobbiamo fare? Fino ad oggi questo dibattito è stato condotto nelle segrete stanze da un manipolo di militari e politici. Ora non è più ammissibile. Anche dal punto di vista economico. Ogni soldo speso per continuare a fare la guerra in Afghanistan è un soldo sottratto agli italiani che vivono nell'insicurezza quotidiana."

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 6 ottobre 2011

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venerdì 7 ottobre 2011

Lettera dell'Anpi di L'Aquila al Ministro Maroni per la vergognosa intitolazione ad Aielli (AQ) al prefetto fascista Letta , tra gli attuatori delle leggi razziali

 
 
Onorevole signor Ministro,

l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia intende portare alla sua attenzione la situazione che si è determinata nel Comune di Aielli (AQ).

Nei mesi scorsi, il Sindaco di Aielli, Benedetto Di Censo, aveva annunciato una solenne manifestazione per intitolare l’attuale Piazza Risorgimento all’ex Prefetto Guido Letta e per assegnare la cittadinanza onoraria all’On. Gianni Letta, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’Amministrazione comunale provvedeva a promuovere questa duplice iniziativa con due distinti atti amministrativi: la Delibera di Giunta comunale n. 28 del 13 aprile 2011  “Modifica intitolazione della piazza attualmente denominata Piazza Risorgimento” e la Delibera di Consiglio comunale n. 10 del 3 giugno 2011  “Concessione della cittadinanza onoraria”. La manifestazione nel suo complesso veniva solennemente annunciata sugli organi di informazione e con ampia diffusione di inviti per il 17 settembre 2011. Le critiche dell’ANPI provinciale e di molti cittadini aiellesi sulla nuova intitolazione della piazza proprio in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia (e forse anche la prudenza dell’On. Gianni Letta) avevano determinato il rinvio della cerimonia: rinvio che poteva essere l’occasione per riflettere seriamente e assumere decisioni condivise che valorizzassero la storia unitaria e democratica del nostro Paese.

Il fatto che proprio nell’anno in cui si celebra il 150° anniversario dell’Unità nazionale un’Amministrazione decida di togliere da una piazza l’intestazione “Risorgimento” per assegnarla a una figura che fu Prefetto del Fascismo e attuatore delle leggi razziali – peraltro usando la somma di 20.000,00 € assegnata dalla Provincia, appositamente destinata a “Compartecipazione Spese Comune di Aielli - Celebrazione 150° Unità d’Italia”, come parte dei fondi stanziati con l’OPCM n. 3945 del 13/06/2011 e affidati al Commissario delegato per la Ricostruzione post-terremoto –  rappresenta un atto gravissimo ed un’offesa vergognosa alla Nazione italiana e allo spirito della Costituzione antifascista del nostro Paese.
Una riflessione e un apprezzabile ripensamento da parte del Sindaco sarebbero stati – e sarebbero tuttora – più che mai doverosi alla luce dei fatti storici.
Infatti l’intitolazione della piazza all’ex Prefetto Guido Letta è stata giustificata “per l’aver [Guido Letta] ricoperto incarichi prestigiosi come Prefetto di sedi importanti per diversi decenni”.
E durante il dibattito in Consiglio Comunale, al consigliere Giannini che suggeriva “di fare ricerche storiche più approfondite e di sentire la comunità”, il Sindaco aveva replicato “per quanto riguarda il Prefetto Letta di non essere uno storico , ma di prendere atto dell’operato del Prefetto […] come benefattore del Comune di Aielli”.  

In realtà il Prefetto Letta nelle sue convinzioni, nei suoi atti politici e nella sua carriera amministrativa fu tra i più ferventi sostenitori del fascismo, fu membro della segreteria particolare di Mussolini e in quanto tale intermediò con il vile sicario di Giacomo Matteotti, Amerigo Dumini,  aderì alla Repubblica Sociale Italiana di Salò anche nella sua qualità di ufficiale dell’esercito, fu un convinto assertore e un rigoroso attuatore delle famigerate leggi razziali emanate nel 1938 dal fascismo e causa di deportazione e morte per migliaia di ebrei italiani, dopo l’8 settembre 1943  “dette prova fin dal primo giorno di collaborare lealmente con le autorità militari germaniche, meritandosi piena fiducia e parole di alto riconoscimento”, fu nominato Console della MVSN – Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale a scelta speciale e addirittura, per i suoi meriti di collaborazione con la Germania nazista, fu insignito dell’Ordine dell’Aquila Tedesca (in tedesco Verdienstorden vom Deutschen Adler), una speciale onorificenza dell’Ordine Cavalleresco nazista istituita il 1 maggio 1937 da Adolf Hitler e assegnata a soli 9 Prefetti su 322.
Dunque meglio sarebbe stato approfondire e, alla luce di queste (e altre) valutazioni, soprassedere al cambio d’intitolazione della piazza.
Invece, il 20 agosto scorso, in gran segreto e in modo repentino, addirittura nell’ambito dei festeggiamenti dei santi patronali, è avvenuta la cerimonia che ha modificato il nome della piazza cittadina da Piazza “Risorgimento” a Piazza “Guido Letta”, con l’installazione di un busto dell’ex Prefetto che il titolare, consapevole dei suoi trascorsi fascisti, si era fatto fare da solo e installare nella sua villa privata.
Ovviamente alla manifestazione non c’erano gli illustri ospiti nazionali evidentemente imbarazzati, non è stata assegnata la prevista cittadinanza onoraria all’On. Gianni Letta e la cerimonia si è ridotta a un “blitz” improvvisato, sintomo di vergogna per una scelta poco meditata e ancor meno condivisa.

La scelta dell’Amministrazione di Aielli – qualunque ne fossero le intenzioni – si è rivelata sbagliata e grave. E deve essere rivista per non costituire un “precedente” antistorico, negazionista e in palese contrasto con i valori e i principi della Costituzione Repubblicana.
Per questo motivo l’ANPI, forte del suo patrimonio di serietà, prestigio e onorabilità, continuerà a difendere – ad Aielli e ovunque – i valori della storia democratica dell’Italia, della Resistenza antifascista e della Costituzione repubblicana da qualunque tentativo revisionista.
Lo farà con il giusto rispetto verso tutti, ma in modo intransigente e appassionato in onore della cultura democratica della Provincia dell’Aquila, insignita nel 2005 dal Presidente Ciampi della medaglia d’oro al valor civile.

Con questo spirito e nell’ambito delle sue prerogative istituzionali, ci permettiamo di chiedere il suo autorevole intervento di Ministro della Repubblica italiana perché si ponga riparo a questo atto grave e inusitato.

 Il
Il Comitato Provinciale ANPI di l'Aquila

L’Aquila, 3 ottobre 2011

domenica 2 ottobre 2011

50 POSTI AI GIOVANI ITALIANI SUL TRENO DEI MILLE DA BRUXELLES A AUSCHWITZ ORGANIZZATO DALL'ANPI

Carissimi,
la Segreteria Nazionale, in una sua recente seduta, ha deciso di accogliere la proposta della FIR (Federazione internazionale dei resistenti), di destinare 50 posti a giovani italiani sul “Treno dei mille” che il 5 maggio 2012 partirà da Bruxelles e porterà i ragazzi e le ragazze di tutta Europa a una visita guidata ad Auschwitz - Birkenau. 10 dei nostri posti saranno riservati a giovani “italiani d’Europa”, cioè delle ANPI europee e di cui si occuperà Filippo Giuffrida, Vice Presidente ANPI Belgio, mentre gli altri 40 dovranno essere scelti dalle nostre ANPI.
Attenzione! La fascia d’età deve essere compresa tra 18 – 19 – 20 anni, come stabilito per gli altri giovani europei. La quota di partecipazione per ogni giovane  è di 200,00 euro e comprende il viaggio in treno da Bruxelles a Birkenau e ritorno, il vitto e l’alloggio per tutti i cinque giorni. La visita si svolgerà infatti dal 5 al 10 maggio 2012.  In seguito studieremo il modo migliore di raggiungere Bruxelles dall’Italia (probabilmente il più conveniente è un volo low cost tipo Ryanair) ma intanto è urgente che tutte le ANPI si attivino per selezionare i giovani da far partecipare al viaggio. Il termine ultimo per inviare all’ANPI Nazionale l'adesione all'iniziativa, con il numero dei partecipanti,  è il 12 ottobre e il criterio che adotteremo sarà quello delle candidature che perverranno per prime.  E’ ragionevole pensare a un piccolo numero di accompagnatori, massimo 5,  e dunque il numero dei giovani resta fissato a 35.
E’ la seconda volta che il treno dei mille viene organizzato sotto l’alto patronato del Re del Belgio, la prima fu nel 2009 e si trattò di un’esperienza altamente formativa a cui purtroppo non parteciparono giovani italiani. La Segreteria Nazionale ha valutato che questa occasione non deve essere mancata per dare ai nostri ragazzi e ragazze l’opportunità di vivere un momento di reale integrazione attorno a una vicenda fondativa della Europa democratica e antifascista.
L'adesione va inviata ai seguenti indirizzi di posta elettronica: anpisegreteria@libero.it, ufficiostampa@anpi.it
Per ulteriori informazioni, potrete rivolgervi a Nazareno Re (tel. 3488130033), incaricato dalla Segreteria Nazionale a seguire l'iniziativa. 
Cari saluti

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI