lunedì 19 settembre 2011
domenica 18 settembre 2011
L'ANPI NAZIONALE ADERISCE ALLA MARCIA DELLA PACE-PERUGIA-ASSISI
Roma, 12 settembre 2011
L’ANPI Nazionale aderisce alla Marcia della Pace Perugia-Assisi, che si terrà il 25 settembre prossimo, condividendone ragioni e finalità. Nel contempo, richiama la necessità e l’importanza che ogni individuo sia impegnato a costruire e promuovere ogni giorno, nel proprio vissuto personale, la cultura della pace e della nonviolenza, un’operazione “dal basso” senza la quale l’affermazione mondiale della convivenza pacifica rischia di restare solamente una perenne, seppure suggestiva ambizione: “Ognuno di noi deve stare dentro la storia da protagonista, con la propria coscienza, sensibilità e responsabilità” (dal manifesto redatto dalla Tavola della Pace).
Invita, pertanto, i Comitati Provinciali a parteciparvi con loro delegazioni.
Il Comitato Nazionale ANPI
lunedì 5 settembre 2011
Appello dell'Anpi di Perugia ad ADERIRE ALLO SCIOPERO NAZIONALE del 6 settembre 2011
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
COMITATO PROVINCIALE di PERUGIA
Via Giovanni Grioli, 40 – 06132 San Sisto Perugia 0755280053 = Via Cave, 7 – 06034 Foligno cell. 3927449638
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Appello dell'Anpi di Perugia ad ADERIRE ALLO SCIOPERO NAZIONALE del 6 settembre 2011
Il Comitato nazionale dell’ANPI ha diramato un comunicato di adesione allo sciopero nazionale indetto dalla CGIL per il 6 settembre 2011. Alle sorti del lavoro, della povertà, dei diritti, è attento anche il sindacalismo di base (USB, Slaicobas, ORSA, CUB, Unicobas, SIcobas, USI, ATTACPG) che è insorto e che, nella diversità politica interpretativa, ha ugualmente dichiarato lo sciopero generale per il 6 settembre.
Normalmente l’ANPI si astiene dal prendere posizioni partitiche, ma si mobilita e si schiera quando vengono colpiti i princìpi fondanti della Costituzione e della Resistenza. Nella manovra di bilancio, il governo Berlusconi non si è limitato alle sole iniziative economiche, ma ha scelto, unilateralmente ed ideologicamente, di cambiare strutturalmente lo Stato, contrastando con molti articoli della Carta costituzionale. In primo luogo colpisce la democrazia, la partecipazione alla gestione ravvicinata del territorio, e la storia localistica, volendo cancellare i Comuni e la Provincie più piccole; inoltre combatte il sistema del contratto nazionale e il valore aggiunto di civiltà che deriva dalla unitarietà dei settori produttivi, volendo dare importanza nazionale ad ogni stipula di parte, ancorché contrastante con le altre, portando alla deriva ogni rapporto di lavoro e scaraventandolo ad un livello medievale, mentre in contrasto, resterebbero unitari e nazionali solamente i contratti dell’esercito e delle forze dell’ordine; ancora una volta scavalca la legge 300/1970 identificatrice dei diritti soggettivi dei cittadini quando vestono i panni di lavoratori, volendo farli divenire servi dell’ingranaggio industriale; infine, sottraendo altri trasferimenti ai Comuni, rimarca la volontà di cancellare il welfare state. Come l’impostazione ideologica, così sono classiste le decisioni economiche, che prelevano in molti modi dalle tasche dei dipendenti, delle classi più deboli e più basse, ma non fanno pagare ai grandi capitali immobiliari e finanziari, ai grandi commerci internazionali e alle delocalizzazioni, alla nuova mano morta ecclesiastica, agli evasori, alle mafie e alle corti del gossip, e non tagliano gli investimenti bellici e le agenzie della rappresentanza italiana all’estero, che vivono a piè di lista. Il sigillo della ideologia reazionaria è dimostrato dalla proposta (che sembra rientrata) di spogliare di ogni significato le feste civili della Repubblica, il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno, facendole celebrare sempre in giorni diversi. Lo sciopero non è solamente contro una manovra economica iniqua, ma contro una politica che vuole portare l’Italia fuori dalla propria tradizione, fuori dalle proprie conquiste sociali, fuori dai propri ideali e trasformarla in un paese disarticolato, basato sui diritti acquistabili con la ricchezza, e verso un percorso distante dai valori del Risorgimento e della Resistenza.
Lo sciopero è contro l’atteggiamento volontariamente attendista del governo, che, adottato in tutti i mesi scorsi, quando dichiarava che si andava bene e che non vi erano pericoli, ha offerto l’Italia alle speculazioni dei finanzieri mondiali e alle decisioni della BCE e del FMI, i quali sono notoriamente contro i servizi sociali pubblici. Questa operazione Berlusconi l’ha iniziata dopo la surreale fiducia incassata il 14 dicembre 2010.
Il governo, facendo ristagnare l’economia, bloccando gli stipendi, non controllando l’aumento dei prezzi e della svalutazione monetaria, porta coscientemente all’esasperazione e alla paura, per offrirsi come unico appoggio e guida insostituibile del Paese, alla fine salvifico, ma vendendo tutte le infrastrutture pubbliche e i servizi ai privati. E’ un ricatto profondo con il quale la classe politica di potere si mantiene.
Bisogna bloccarlo e lo sciopero è stato dichiarato in modo appropriato e nel momento giusto.
Sarà una grande manifestazione di democrazia e di presenza vigile sul futuro dell’Italia, contro questi disegni eversivi, che collimano con i disegni di legge di riabilitazione del fascismo e della RSI, che la maggioranza ripetutamente confeziona.
L’ANPI provinciale di Perugia invita tutti ad aderire, a scendere in piazza, uomini, donne, giovani e anziani, per l’alto valore politico che assume lo sciopero. I cortei popolari, sotto ogni bandiera di protesta, hanno un grande potere dimostrativo ed evocativo dell’identità sociale, e i lavoratori saranno sempre, fra loro, idealmente solidali. Ora e sempre Resistenza! Giovanni Simoncelli ANPI provinciale di Perugia
venerdì 2 settembre 2011
"Il bracciale di sterline" di Matteo Incerti e Valentina Ruozi e Al Pivarol cal vin dal cieli Modena City Ramblers in onore del soldato scozzese David Kirkpatrick
Il soldato scozzese David Kirkpatrick in una foto antica
I Modena City Ramblers, stanno realizzando una serie di canzoni sui personaggi del libro "Il bracciale di sterline" di Matteo Incerti e Valentina Ruozi (Aliberti 2011).
Al Pivarol cal vin dal ciel, è la prima di queste, già suonata piu' volte durante la tournè estiva 2011. Una canzone dedicata a David Kirkpatrick, l'highlander scozzese che si paracaduto' in kilt sul Cusna sull'Appennino Reggiano, per suonare la cornamusa durante l'attacco al comando della Linea Gotica e che con la sua cornamusa contribuì a salvare come per miracolo un intero paese, quelli di Albinea, da una rappresaglia, ingannando i tedeschi che classificarono l'attacco esclusivamente come inglese-militare e non partigiano.
Al Pivarol cal vin dal ciel
intervista con David Kirkpatrick, ritrovato dal giornalista Matteo Incerti dopo 65 anni e che oggi vive a Girvan ed ha 87 anni splendidamente portati (suona ancora la sua magica cornamusa).
cordiali saluti
Il Bracciale di Sterline - Matteo Incerti & Valentina Ruozi
mercoledì 31 agosto 2011
A Montegridolfo si commemora la Resistenza solo a metà
si ringrazia per la foto sulla commemorazione dei "tre martiri" a rimini voxele http://www.flickr.com/photos/voxlele/page3/
A 6 giorni dalla commemorazione dei "Tre Martiri" a Rimini con la partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, registriamo, nella nostra provincia, un avvenimento di dubbio gusto e dal sapore nettamente antistorico.
Ci riferiamo all'operazione organizzata dall'amministrazione comunale di Montegridolfo avente il titolo "LE STRADE DELL'8° ARMATA - LA MONTEGRIDOLFO LIBERATA" che si è svolta nelle giornate del 27 e 28 agosto appena trascorsi.
Il programma parla di "rievocazione storica della Liberazione" con mezzi militari fra le vie del borgo, mostra d'armi e bancarelle di militaria, un picchetto militare dell'Associazione legione italiana paracadutisti San Michele Arcangelo e addirittura una conferenza su "La linea di confine in letteratura: Jane Austen e J.R.R. Tolkien" (che c'entra?).
In tutto questo programma mai una volta viene pronunciata la parola "Resistenza", come se la Liberazione (e poi liberazione da chi?) fosse una cosa a sé stante che ignora le battaglie che nei giorni subito antecedenti a questo fatto (26 e 27 agosto 1944), sono state condotte nei territori marchigiani dai partigiani della 5° Brigata Garibaldi, che ignora la battaglia di Rimini che partì il 25 Agosto e terminò il 30 settembre 1944 e che purtroppo viene ricordata come "la più grande battaglia di mezzi mai combattuta in Italia, è una delle più cruciali (e ignorate) battaglie della 2ª Guerra Mondiale, combattuta da 1.200.000 soldati, da migliaia di aerei, cannoni e carri armati e superiore a quella di Montecassino. Contro Rimini, già massacrata da 92 incursioni aeree, l’artiglieria alleata sparò 1.470.000 colpi di cannone (contro 1.200.000 a El Alamein e 500.000 a Cassino), e non si contano i grossi calibri delle navi e i colpi tedeschi, mentre gli aerei effettuarono 11.510 missioni, di cui 486 nel solo 18 settembre. Le perdite fino al 21 settembre, ammontarono a oltre 80.000 (compresi i civili), i mezzi corazzati danneggiati o distrutti nel solo settore adriatico furono 754. Complessivamente le perdite furono circa 100.000, italiani compresi." (fonte http://www.gothicline.org/offensiva/offensiva.htm)
Questa ricostruzione di liberazione ignora che rispondevano agli ordini dell' 8° Armata Britannica, oltre che i corpi polacchi, canadesi, britannici, quelli degli Ausiliari Italiani e delle Brigate Partigiane Marchigiane, nonché l'8° Brigata Garibaldi agli ordini di Tabarri e la 28° Brigata Garibaldi agli ordini di Arrigo Boldrini "Bulow". Lo stesso Bulow il 4 febbraio 1945 fu decorato sul campo con medaglia d'oro al valore militare dal generale L. Mc. Creery, componente dello Stato Maggiore dell'8° Armata Britannica.
Comunque, se ciò non bastasse, quello che ancor più ci indigna è la presenza di un banchetto cosiddetto di "militaria", dove si espongono e vendono, non cimeli storici del periodo, ma penne, cuscini, calendari del 2012 e paccottiglia varia riproducenti in bella vista la figura di Mussolini; il tutto con una grande bandiera della Repubblica di Salò che fa sfoggio dell'aquila sul tricolore!
L'A.N.P.I. ha più volte condannato questo "mercato" che umilia chi a quella guerra di Liberazione partecipò, a volte sacrificando la propria vita, i parenti delle vittime, i civili che persero tutto e il popolo italiano.
Auspichiamo pertanto che tali episodi non si debbano ripetere soprattutto a carico di un'amministrazione che ha in primo luogo il dovere di salvaguardare i principi della Costituzione, nata dalla Resistenza. In questi giorni l'ANPI ha lanciato un appello a tutte le Amministrazioni Pubbliche perchè prendano posizione contro la proposta di legge in corso, volta all'abolizione della disposizione transitoria e finale della Costituzione che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista con conseguente introduzione del reato di apologia del fascismo. Non di meno per quanto attiene la proposta di legge "Fontana" recentemente approvata da parte della Commmisione Difesa della Camera che vuole dare riconoscimento giuridico ed economico alle associazioni combattentisstiche, comprese quelle che richiamano la loro azione e la loro ispirazione al "patriottismo" repubblichino ed a quella illegittima costruzione (RSI) che contribuì fattivamente alla follia criminale ed omicida dei nazisti.
Confidiamo che anche l'Ammimnistrazione Comunale di Montegridolfo voglia aderire a questo appello. Sarebbe un segnale importante, un modo degno per onorare la Resistenza, la Liberazione ed anche la ricorrenza del 150° dell'Unità d'Italia che, nata col Risrogimento, ha trovato nella Resistenza i valori ed i contenuti democratici su cui si fonda la nostra Costituzione.
Giusi Delvecchio
vice presidente ANPI Provinciale Rimini.
A 6 giorni dalla commemorazione dei "Tre Martiri" a Rimini con la partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, registriamo, nella nostra provincia, un avvenimento di dubbio gusto e dal sapore nettamente antistorico.
Ci riferiamo all'operazione organizzata dall'amministrazione comunale di Montegridolfo avente il titolo "LE STRADE DELL'8° ARMATA - LA MONTEGRIDOLFO LIBERATA" che si è svolta nelle giornate del 27 e 28 agosto appena trascorsi.
Il programma parla di "rievocazione storica della Liberazione" con mezzi militari fra le vie del borgo, mostra d'armi e bancarelle di militaria, un picchetto militare dell'Associazione legione italiana paracadutisti San Michele Arcangelo e addirittura una conferenza su "La linea di confine in letteratura: Jane Austen e J.R.R. Tolkien" (che c'entra?).
In tutto questo programma mai una volta viene pronunciata la parola "Resistenza", come se la Liberazione (e poi liberazione da chi?) fosse una cosa a sé stante che ignora le battaglie che nei giorni subito antecedenti a questo fatto (26 e 27 agosto 1944), sono state condotte nei territori marchigiani dai partigiani della 5° Brigata Garibaldi, che ignora la battaglia di Rimini che partì il 25 Agosto e terminò il 30 settembre 1944 e che purtroppo viene ricordata come "la più grande battaglia di mezzi mai combattuta in Italia, è una delle più cruciali (e ignorate) battaglie della 2ª Guerra Mondiale, combattuta da 1.200.000 soldati, da migliaia di aerei, cannoni e carri armati e superiore a quella di Montecassino. Contro Rimini, già massacrata da 92 incursioni aeree, l’artiglieria alleata sparò 1.470.000 colpi di cannone (contro 1.200.000 a El Alamein e 500.000 a Cassino), e non si contano i grossi calibri delle navi e i colpi tedeschi, mentre gli aerei effettuarono 11.510 missioni, di cui 486 nel solo 18 settembre. Le perdite fino al 21 settembre, ammontarono a oltre 80.000 (compresi i civili), i mezzi corazzati danneggiati o distrutti nel solo settore adriatico furono 754. Complessivamente le perdite furono circa 100.000, italiani compresi." (fonte http://www.gothicline.org/offensiva/offensiva.htm)
Questa ricostruzione di liberazione ignora che rispondevano agli ordini dell' 8° Armata Britannica, oltre che i corpi polacchi, canadesi, britannici, quelli degli Ausiliari Italiani e delle Brigate Partigiane Marchigiane, nonché l'8° Brigata Garibaldi agli ordini di Tabarri e la 28° Brigata Garibaldi agli ordini di Arrigo Boldrini "Bulow". Lo stesso Bulow il 4 febbraio 1945 fu decorato sul campo con medaglia d'oro al valore militare dal generale L. Mc. Creery, componente dello Stato Maggiore dell'8° Armata Britannica.
Comunque, se ciò non bastasse, quello che ancor più ci indigna è la presenza di un banchetto cosiddetto di "militaria", dove si espongono e vendono, non cimeli storici del periodo, ma penne, cuscini, calendari del 2012 e paccottiglia varia riproducenti in bella vista la figura di Mussolini; il tutto con una grande bandiera della Repubblica di Salò che fa sfoggio dell'aquila sul tricolore!
L'A.N.P.I. ha più volte condannato questo "mercato" che umilia chi a quella guerra di Liberazione partecipò, a volte sacrificando la propria vita, i parenti delle vittime, i civili che persero tutto e il popolo italiano.
Auspichiamo pertanto che tali episodi non si debbano ripetere soprattutto a carico di un'amministrazione che ha in primo luogo il dovere di salvaguardare i principi della Costituzione, nata dalla Resistenza. In questi giorni l'ANPI ha lanciato un appello a tutte le Amministrazioni Pubbliche perchè prendano posizione contro la proposta di legge in corso, volta all'abolizione della disposizione transitoria e finale della Costituzione che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista con conseguente introduzione del reato di apologia del fascismo. Non di meno per quanto attiene la proposta di legge "Fontana" recentemente approvata da parte della Commmisione Difesa della Camera che vuole dare riconoscimento giuridico ed economico alle associazioni combattentisstiche, comprese quelle che richiamano la loro azione e la loro ispirazione al "patriottismo" repubblichino ed a quella illegittima costruzione (RSI) che contribuì fattivamente alla follia criminale ed omicida dei nazisti.
Confidiamo che anche l'Ammimnistrazione Comunale di Montegridolfo voglia aderire a questo appello. Sarebbe un segnale importante, un modo degno per onorare la Resistenza, la Liberazione ed anche la ricorrenza del 150° dell'Unità d'Italia che, nata col Risrogimento, ha trovato nella Resistenza i valori ed i contenuti democratici su cui si fonda la nostra Costituzione.
Giusi Delvecchio
vice presidente ANPI Provinciale Rimini.
lunedì 22 agosto 2011
INIZIATIVE D'ASSALTO DELLE DESTRE
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Ente Morale D.L. 5 aprile 1945 n. 224
COMITATO PROVINCIALE di PERUGIA
Via Giovanni Grioli, 40 – 06132 San Sisto Perugia 0755280053 - Via Cave, 7 – 06034 Foligno cell. 3927449638
INIZIATIVE LEGISLATIVE d’ASSALTO DELLA DESTRA
Introduzione
Da decenni, sotto la spinta del revisionismo e del negazionismo, si sta praticando una rivalutazione del fascismo, della dittatura, dei suoi misfatti, delle stragi, delle deportazioni e del collaborazionismo che ebbe con i nazisti e si stanno minando i fondamenti della Costituzione.
Si intitolano strade e piazze ai gerarchi, nelle fiere si trovano tante bancarelle con ciondoli, cimeli, gagliardetti, dischi e libri fascisti e dai giornalai sono messe in mostra fotografie e pubblicazioni su Mussolini. Dobbiamo assistere, sempre più spesso, a degli eventi ove si pratica sfrontatamente il saluto romano e anche i convegni sulla filmografia fascista, sull’architettura fascista, sull’economia fascista e su altre attività del ventennio, che hanno finalità culturali e storiche, tendono a debordare nella celebrazione. Tutto accade nel più completo disinteresse della politica e del controllo giuridico: ma questi fatti sono riconducibili alla legge Mancino 122/1993, che condanna “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche “ (art. 4). Con le molteplici forzature e con i mille silenzi, è stato ormai forgiato un ambiente sociale abituato a subire questi impulsi, per cui è divenuto disattento e remissivo. Alcune frange della destra considerano che siano mature le condizioni per poter cambiare la Costituzione e comunque per poterla forzare, per infiltrare nella legislazione il riconoscimento legale del fascismo.
1) Referendum di modifica costituzionale.
Il primo tentativo venne effettuato in modo diretto dal 2° governo Berlusconi con una legge che avrebbe voluto cambiare la seconda parte della Costituzione. Con il referendum propositivo che la seguì, il 25 e il 26 giugno 2006, gli italiani risottoscrissero la Costituzione del 1948, dimostrando la loro grande coscienza civile e democratica, bocciarono, con il 61,32%, i tentativi autoritari di instaurare un regime del premier, con poteri di nomina dei ministri e di scioglimento del parlamento, perché rappresentava l’anticamera di un potere forte e personalizzato.
2) Equiparazione dei militi di Salò ai Partigiani.
Il 23 giugno 2008, un gruppo di 44 deputati della maggioranza depositò una proposta di legge per fare istituire “L’Ordine del Tricolore”. Nella introduzione si legge che questo veniva considerato un atto dovuto “verso tutti coloro che oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento, convinti della bontà della loro lotta per la rinascita della Patria. Non s’intende …. sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile …. ma riconoscere la pari dignità di una partecipazione .…”: per quanto lo si voglia attenuare, il concetto è di parte e mistifica la storia. Continuando all’articolo 1, si legge: “L’onorificenza è conferita a coloro che hanno prestato servizio militare, per almeno sei mesi, in zona di operazioni, anche a più riprese, nelle Forze Armate italiane durante la guerra 1940/1945 e invalidi, nelle formazioni armate partigiane o gappiste, regolarmente inquadrate nelle formazioni dipendenti dal Corpo Volontari della Libertà, ai combattenti della guerra 1940/1945, ai mutilati e invalidi della guerra 1940/1945 titolari di pensioni di guerra e agli ex prigionieri o internati nei campi di concentramento o di prigionia, nonché ai combattenti nelle formazioni dell’esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943/1945” il d.d.l. fece insorgere una protesta generale, guidata dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro e dall’ANPI, che durò per mesi, finché non venne ritirato il 28 aprile 2009.
Con il ritiro, però, non si parlò più dell’onorificenza e dell’assegno collegato (€ 200,00), a dimostrazione di quanto la proposta fosse stata pretestuosa e utile a scopi deviatori dall’intenzione dichiarata. Il silenzio successivo e attuale è la prova come poco si considerino tutti coloro che effettivamente combatterono per libertà e l’onore dell’Italia. Sarebbe sufficiente ripresentare l’articolato, edulcorato dalle parole equiparative ed evocative della RSI e dichiarare che si vuole concedere l’onorificenza ai soli Volontari della Libertà. Con un atto simile si metterà fine ai reiterati tentativi di equiparazione. Infatti, la proposta di legge non era solamente mistificatoria, ma avanzava una etica storica negazionista, poiché, con gli uomini, venivano riconosciuti uguali alla presente Repubblica democratica, anche gli stati fascista e nazista. L’esercito legittimo del Regno d’Italia veniva offuscato e venivano umiliati e denigrati tutti i soldati che non si arresero ai tedeschi e che patirono e morirono nei campi di sterminio, o che furono trucidati. Inoltre si sottintendevano contestati e irrisi tutti i partigiani. La stessa continuità storica, dal 1945 ad oggi, subiva un’onta di legittimità e si dava un vulnus politico alle Istituzioni.
A quanto sembra, alligna ancora un filone fascista di grande rivincita, che neppure 65 anni di pace e di democrazia hanno saputo far superare.
3) Abrogazione della XII disposizione transitoria e finale/C.
La Disposizione dichiara al primo comma: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.” Il 29 marzo 2011, i senatori del PDL Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin e Achille Totaro depositano un disegno di legge, che invertiva il dettato costituzionale: “la XII disposizione transitoria e finale è abrogata”. Nell’enunciato vi è un attacco diretto alla condanna del fascismo, poiché si vuole togliere l’ostacolo più palesemente espresso in Costituzione. La prefazione alla proposta non affronta la specificità della riorganizzazione del partito fascista, ma decontestualizza la proibizione, allacciandosi alla durezza della legge Scelba 645/1952, che ne fu attuativa. Visto che in questa sono enumerati molti comportamenti, fra cui il divieto di apologia e di raggruppamento in più di 5 unità, qualora si perseguano scopi e azioni di spirito fascista, viene dichiarato che “è parsa a molti, sin dall’inizio, esageratamente ampia, dettagliata e punitiva, in particolare nella individuazione di una serie di tipologie di reato reputate in qualche modo prodromiche o concorrenti rispetto all’evento – la ricostruzione del partito fascista – che si voleva di fatto impedire. In realtà, il riferimento all’apologia delle manifestazioni trova una sua ragione d’essere esclusivamente ove tali fattispecie siano valutate come passaggi oggettivamente finalizzati ad un progetto complessivo articolato e dalle potenzialità concretamente attualizzabili, altrimenti le osservazioni e le stesse perplessità, in relazione alla possibile incompatibilità delle misure introdotte con quanto previsto, proprio dalla Carta Costituzionale, in materia di libertà di pensiero, avrebbero un loro indubbio fondamento e una legittimazione difficile da confutare”.
Il passaggio spiega che i senatori considerano la legge, come sempre hanno sostenuto il MSI e i suoi successori, lesiva della libertà di pensiero, se non si dica espressamente che si vuole ricostruire il partito fascista e non vi sia una struttura complessa e grandemente dimensionata. Con ciò vogliono giustificare e vogliono salvare quella selva di gruppuscoli di destra che esprimono idee eversive ed inneggiano agli idoli fascisti, ma concludono, che sono innocui, perché non hanno una poderosa consistenza. Non si comprende perché i senatori reputino che ci sia reato di apologia solamente nel caso che esista una organizzazione con caratteri nazionali e non anche in condizioni di soggettività o di piccoli gruppi. Poi spostano il commento sulla transitorietà, che giudicano da applicare, perché “quel” partito fascista non si può più ricostruire, come avrebbe potuto esserlo subito dopo la guerra. Quindi interpretano che la norma sia stata voluta come protezione e garanzia negli anni postbellici, quando ancora erano in vita molti dirigenti e molti adepti fascisti. E concludono: “Da allora il quadro civile, culturale, sociale e politico è radicalmente mutato, anche in ragione del superamento definitivo a seguito della caduta del muro di Berlino, di quella ideologia comunista che tanti condizionamenti era riuscita ad esercitare, e si è determinata, con il contributo di tutti, una situazione assolutamente nuova e diversa rispetto a quella, teniamolo a mente, di oltre 60 anni or sono”.
Sorprende seguire la dissertazione, perché distorcendo il significato della ricostruzione, in nome della libertà, i senatori asseriscono che si possano mantenere nella società centinaia di gruppuscoli che si ispirano al fascismo, mentre occorre cambiare la Costituzione perché influenzata da condizionamenti comunisti. La chiusura, finalmente, tradisce l’intenzione della richiesta. Le posizioni dei fascisti sono sempre le stesse e, come sempre, non vogliono rispettare altre controparti, che, come sostengono, sono comuniste. L’interpretazione, se prima svalorizzava il principio costituzionale, ora lo svilisce storicizzandolo. Le leggi Scelba e Mancino dimostrano tutta la loro attualità. Si constata anche la validità e la lungimiranza del pensiero dei Costituenti, perché la prescrizione è assoluta, secondo il quadro di rigidità nel quale è inserita la Carta. E’ anche finale, in quanto suggella la Costituzione, ne è il cardine e la spiegazione, mentre sono transitorie quelle declaratorie che nell’enunciato contengono tempistica, come appunto il secondo comma della stessa XII disposizione, che già è stato applicato.
Il ddl 2651di De Eccher ed altri è depositato al Senato, ma non è stato ancora assegnato alla Commissione Affari Costituzionali.
4) Riconoscimento delle associazioni combattentistiche.
I deputati Gregorio Fontana e Marcello De Angelis del PDL e i deputati Franco Gidoni e Giovanni Fava della Lega Nord, il 28 aprile 2010 depositarono un progetto di legge che ha concluso l’iter in Commissione Difesa, con esito favorevole, il 31 maggio 2011. La proposta di legge 3442, prevede il riconoscimento giuridico, con concessione di contributi finanziari, anche per progetti concernenti il recupero e la tutela di siti museali e di sacrari militari, e di locali presso le caserme e altri edifici dell’esercito, alle associazioni di interesse delle Forze armate, “individuate con uno o più decreti del Ministro della Difesa” (art. 1,2). Le associazioni sono esclusivamente riferite al ministero della Difesa [al ministero militare] e, articolo 2, “…… si distinguono in a) combattentistiche; b) d’arma; c) di categoria. Le associazioni combattentistiche sono costituite fra ex combattenti, reduci di guerra o di prigionia e da coloro che, condividendone il patrimonio ideale, i valori e le finalità, intendono contribuire alla realizzazione degli scopi associativi”
Subito si nota un potere assoluto del Ministro della Difesa, che potrà scegliere e inventarsi associazioni a sua immagine, mentre quelle che fanno capo agli altri corpi in divisa, come le Fiamme gialle o la Polizia, sono escluse. Inoltre si osserva che non vi è alcun limite e specificazione fra le associazioni di ex militari, attualmente private e libere, che possano iscriversi. L’offerta della partecipazione è data a tutte, senza discriminante, anche a quelle che si richiamano alla Repubblica Sociale (Brigate nere, G.N.R., M.D.T., SS italiane, X MAS, ecc.), e si accetta da ciascuna il proprio patrimonio ideale. Questa legge non ripropone, ancora una volta, il solo riconoscimento dei militi repubblichini, ma anche quello dei luoghi della RSI, filtrati in un discorso di rilevanza storico-culturale: quindi troveremo onorati in modo ufficiale, con soldi pubblici e con picchetti dell’esercito della Repubblica della Resistenza, anche la tomba di Mussolini, le tombe dei ministri fascisti e tutti quei siti e cippi, dove caddero i camerati, che verranno ricostruiti e rivisitati.
Anche le altre disposizioni, non essendo ben definite, suscitano inquietudine e incomprensioni,
L’articolo 1., prevede che le associazioni abbiano, fra le altre finalità: “b) il perseguimento, in ambito nazionale, con attività regolarmente programmate, di fini di utilità sociale di rilevante interesse nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, nonché in quello della protezione civile”. Significa che tali gruppi di civili saranno ausiliari dell’esercito? La sicurezza nazionale e la difesa, o parte di queste, che necessitano di alta specializzazione e segretezza, ed hanno compartecipazione della NATO, potrebbero essere affidate al volontariato? Quali sono i limiti di tali affidamenti? E la protezione civile significa ordine interno? Sembra un tentativo di rigenerare le ronde, ma con compiti più vasti e più oscuri. Quelle di Maroni erano disarmate, controllate dai prefetti e con requisiti stabiliti per legge: ora ogni persona, anche straniera, può entrarvi, perché non esiste altra condizione, se non la discrezionalità del ministro e dei superiori. Poiché la declaratoria prevede che le associazioni debbano essere “di interesse delle Forze armate” e abbiano “attività regolarmente programmate”, include il progetto in un cono di autoreferenzialità e nascosta riservatezza, che sarà sottratto dal controllo democratico e dalla trasparenza. Successivamente viene pure dichiarata, al punto d) (“La disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo ….”), l’intenzione di militarizzare gli associati. E poi: “Al fine di ottimizzare l’impiego delle risorse, sono incentivate forme di aggregazione fra associazioni che perseguono finalità omogenee” (Art. 3,2). Considerato che le finalità non possono che essere omogenee, in quanto dettate per legge, la locuzione è esclusivamente finalizzata alla formazione di un corpo nazionale di volontari.
Collegando i vari passaggi, si evidenzia che le associazioni vengono ad assumere indubbi caratteri paramilitari e segreti e che, pertanto, la legge è da considerarsi incostituzionale, contrastando con la proibizione dall’articolo 18/C. Ci troviamo di fronte ad un arruolamento occulto e alla formazione di un esercito parallelo. In nessun articolo è previsto che i volontari non possano usare e possedere le armi. Inoltre i commi all’articolo 1, al punto g) echeggiano la scuola di mistica fascista, passi del manifesto di Verona, la legge sulla socializzazione della RSI e la scuola paramilitare del sabato fascista. Si vorrebbe costruire un nuova Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e, come allora, mescolarla all’esercito?
l’intenzione richiama lo stesso modello e ripercorre gli stessi passaggi storici.
Conclusioni
Analizzando il susseguirsi di questi disegni di legge, si assiste ad una trama politica preordinata, efficiente, caparbia e aggressiva, che porta sempre alla riabilitazione della RSI. Non può essere dimenticato che la Repubblica di Salò, a causa dell’occupazione dell’esercito invasore tedesco, fu proclamata, su ordine di Hitler, il 23 settembre 1943, rivendicando la propria sovranità su tutto il territorio del regno d’Italia, da un Mussolini che non aveva più alcun incarico ministeriale e che era un evaso. Alla sudditanza tedesca, aggiunse l’onta del tradimento alla legittima sovranità del Re e del governo Badoglio, portando al tradimento tutti i suoi aderenti. Anteponendo l’ideologia fascista alla difesa del suolo patrio, combatté con i nazisti i propri connazionali. Dopo aver spaccato lo Stato in due zone, divenne il puntello dei nazisti e lo strumento delle deportazioni, delle fucilazioni, delle delazioni. La retorica fascista dell’amor di patria, la quale giustificò, e ancora giustifica la nascita della RSI, si liquefece davanti al Terzo Reich, quando accondiscese di cedere i circondari del Nord-Est, comprendenti le attuali provincie di Trento, Bolzano, Belluno, Pordenone, Gorizia, Udine e Trieste, e quello che allora era territorio italiano: Lubiana, Zagabria, Fiume, Pola e Zara. In queste regioni, nei quali governavano le SS, era proibita la bandiera italiana, non si poteva entrare e pernottare se non con il permesso e i militari italiani della Milizia Difesa Territoriale (MDT) giuravano così: “ Davanti a Dio presto questo giuramento: che nella lotta per la mia patria italiana, contro i suoi nemici, sarò in maniera assoluta obbediente ad Adolf Hitler, comandante dell’esercito tedesco e quale valoroso soldato sarò pronto in ogni momento a dare la vita per questo giuramento”. La RSI finì il 25 aprile con la fuga di Mussolini da Milano e non venne riconosciuta come stato belligerante dagli Alleati nelle trattative di pace a Parigi: abbiamo il dovere morale, storico e civile di non riesumarla.
Nel nome dei 45.000 partigiani uccisi, dei deportati e dei 650.000 soldati che non si arresero, il Comitato Provinciale ANPI di Perugia chiede chele Istituzioni democratiche
1. si esprimano contro questi tentativi antistorici e riabilitatori dei fantasmi fascisti, che sconfessano la Costituzione e la Repubblica, ATTRAVERSO UN ORDINE DEL GIORNO, O ALTRO ATTO, ESPRESSO DAL CONSIGLIO ELETTIVO, sul ddl 3442/Camera “Disposizioni concernenti le associazioni di interesse delle forze armate” e sul ddl 2651/Senato “Abrogazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione”
2. lo inviino al Presidente della Repubblica, al Presidente del Senato, al Presidente della Camera e al Presidente del Consiglio Regionale, affinché si confezioni un registro pubblico della protesta del popolo umbro;
3. vigilino perché non siano concessi luoghi e palazzi istituzionali alle manifestazioni delle associazioni che si richiamano all’ideologia fascista.
Nella speranza che l’impugnazione sia adeguatamente portata a conoscenza dei cittadini, con manifesti e altri mezzi di comunicazione, esprime cordialità e ringraziamenti.
Perugia, 2 agosto 2011
Il responsabile organizzazione, Giovanni Simoncelli
Il presidente, Avv. Francesco Innamorati c.g.v.m
Ora e sempre Resistenza
venerdì 19 agosto 2011
NO ABOLIZIONE 25 APRILE
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
Ente Morale D.L. 5 aprile 1945 n. 224
COMITATO PROVINCIALE di PERUGIA
Via Giovanni Grioli, 40 – 06132 San Sisto Perugia 0755280053 - Via Cave, 7 – 06034 Foligno cell. 3927449638
A tutte le Istituzioni elettive della Regione Umbria,
dopo la legge FONTANA e gli altri tentativi effettuati in questi anni, come è stato argomentato nella precedente lettera, è stata colta l’occasione del risanamento del bilancio statale, per colpire ancora una volta la memoria e depauperare moralmente e politicamente la Repubblica e la Costituzione. Il decreto prevede l’accorpamento delle feste del 25 Aprile, del 1° maggio e del 2 giugno alle domeniche, ma di fatto comporta la loro cancellazione, perché viene declassato il significato della festa. Tre giorni di non lavoro non salveranno l’Italia, anzi, considerando che la Nazione vive di turismo, non ci sarà alcun risparmio nel togliere queste festività infrasettimanali: ma l’occasione è stata utilizzata per realizzare un obiettivo che è perseguito da 60 anni. A tal proposito si rammenta che anche Mussolini proibì la festa del 1° maggio.
L’ANPI condanna il metodo strumentale che si fa dell’economia per tagliare il ricordo che il popolo italiano ha del proprio passato. Con la scusa del risanamento economico vengono colpiti alle radici i significati politici e storici della nostra Repubblica e del processo di emancipazione che hanno percorso le classi subalterne nell’ultimo secolo. La cancellazione della memoria non aumenta il gettito e non è un parametro economico, ma porta alla desolazione culturale, alla disgregazione sociale, ad una collettività di picari. La scansione del tempo senza feste civili riacquista la connotazione confessionale e, come nei secoli medievali, si torna ad avere il riposo dal lavoro, esclusivamente alla domenica, non come diritto, ma come una “volontà” della Bibbia.
Le feste civili sono necessarie perché esaltano e puntualizzano l’antifascismo e la cultura sociale costruita dall’Europa dopo la seconda guerra mondiale, ma anche perché sottolineano che abbiamo uno Stato laico.
Il Comitato Provinciale ANPI di Perugia, invita gli organi elettivi della Regione Umbria, ad approvare un ordine del giorno, da inviare ai Presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera dei Deputati, che chieda il
ripristino delle feste civili repubblicane nelle date tradizionali.
Si ringrazia dell’attenzione e si porgono distinti saluti
Perugia, 16 agosto 2011
Giovanni Simoncelli – vice presidente
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